\ 3ai» Perocché ho da ti a tiare, illustrissimi e sapientissimi signori, ili principe, che per forze non ha superiore, e torse uè anco pari, e perù formidabile; principe,a noi per religione contrario, e però per necessità nemico; principe, che non ha fede nè parola, e però in lui non si può mai confidare; e finalmente principe confinante con questa serenissima repubblica per mille cinquecento miglia e in teressatissimo con lei per navigazione e negozi, e però con ragione sempre sospetto a questo serenissimo dominio. E poiché con questo principe Dio vuole che si abbia del continuo tante trattazioni, tanti sospetti e tanti rispetti e più con lui solo che con tutti li altri principi del mondo insieme, è necessaria una particolarissima cognizione di hn per poter trattar seco con gran destrezza, con saldo giudizio, e con estrema prudenza, avendo sempre un occhio alla sua grandezza e l’altro alla dignità di questa eccellentissima repubblica. Onde piego a voi, padri ottimi, a vegliare e pensar bene a' casi nostri, e intendere a che termini sia ridotta la cristianità, e particolarmente il grave pericolo che sovrasta alla felice nostra libertà, insidiata da gente tanto fiera ed inumana, come sono li Tuichi , li quali ad altro non attendono che alla estirpazione della nobiltà ed alla totale distruzione de’ paesi da loro soggiogati. Onde il parlar di così grave materia , per poter in cosi importante pericolo saldamente e prudentemente deliberare, non può mai esser superfluo nè noioso. L’alterazione ed accrescimento di stato, che abbia fatto quel Gran Signore da poi la prima mia partita da quella Porla, facilmente allora si intenderà, quando questo suo grandissimo imperio da ogni parte averemo confinato.