3$ 2 sicme assicurava le cose sue da ogni banda, massime con Turchi, li quali dubitava che un giorno non venissero ai danni suoi, siccome la regina di Navarra mi accennò ragionando meco della pace fatta con Cesare, la quale gli aveva fatto il signor Turco nemico, e l'imperatore poco amico. Per questi rispetti, la tregua si procurava di buon core; e il re si dolse meco, che l’imperatore stesse troppo su la riputazione e su i politigli, dicendo che con Turchi non bisognava star sul punto d’onore, ma espedir presto li negozii suoi. Ma poiché successe la predetta morte di monsignor d’Orliens, si mutò pensiero, e si volse obbligare l’imperatore, se voleva pace con Turchi, a non poter rompere con alcuno altro cristiano. La qual condizione non parendo degna nè conveniente a Cesare, fu ributtata, e le cose riuscirono (come la serenità vostra intese) in nulla. E così il re cristianissimo mostrò buon animo verso il signor Turco, e il medesimo verso la cristianità: e con lo intrico che nacque dalla morte di monsignor d’Orliens, della consi-gnazione di Milano, e restituzion di Piemonte, si venne a liberar dall’obbligo di scoprirsi nemico del predetto signor Turco. Venuta la fine del quarantacinque, la maestà sua si ritrovava in più incerti termini che prima, perché con Anglia non aveva guadagnato nulla, ma bene speso assai. Si trovava li Scozzesi discontentissimi,e Cesare in molta dubbietà, il qual mai si lasciò intendere schiettamente che animo avesse. Però si deliberò quanto più presto si puotè, contentar 1’ animo di quelli dui re ad un tratto, veder quel che si potea fare, pensando che il peggio che fusse per Francia, era lo stare in quella incertezza. Però si cominciò l’accordo con Inglesi per via