processioni solenni la mitra, il baculo, le insegne pontificali. Alessandro V concesse 1’ uso delle zanfarde o insegne canonicali ai cappellani della chiesa di san Marco. Non parleremo qui dei procuratori di san Marco, poiché pei moltiplici uffici che vennero loro dati pertengono alla storia civile di Venezia. Intorno ai riti adoperati nella chiesa ducale di san Marco, si sono sparse molte ed inesatte opinioni. Fuvvi chi pretese derivare il rito adoperato in san Marco dal rito costantinopolitano, e altri da quello della Chiesa alessandrina. Ora questi si mostrarono affatto ignari delle cose liturgiche. Se si esaminino tutti i vetusti libri, che contengono il rito adoperato in san Marco, si trova che non vi ha in essi cosa alcuna, la quale non si trovasse avanti i decreti di s. Pio V nelle altre liturgie latine, in quelle massime dei cartusiani, domenicani e carmelitani. Né è da maravigliarsi, che malgrado dei decreti di san Pio V siensi conservate le forine liturgiche antiche nella chiesa ducale di san Marco ; poiché si sa che Pio V non avea mica obbligato di abbandonare gli usi antichi nella liturgia a quelli che li possedevano ab immemorabili. Pertanto i riti della marciana erano gregoriani, e perciò non solo differivano dai greci, ma eziandio dai vetusti ambrosiano, gallicano, mozzarabico in Ispagna e dallo stesso romano gelasiano. Molle varianti si trovano nel Salterio comune, e queste dipendono dalle due diverse emendazioni fatte nelle versioni del Salterio da san Girolamo. Queste variazioni, congiunte ad altre differenze, introdotte a poco a poco dall’uso o dal-I’ arbitrio, fecero credere ad alcuni che san Marco si avesse un rito suo proprio.