22-4 a lui ; tanto più che incaricò il Moce-nigo di consigliarci a partire immediatamente, e trasferirci fuori del Continente, che ormai riputava di sua appartenenza . Non possiamo esprimere il nuovo conrento vie più forte d’ognuno, quando ci vidimo offerto di presentarglici con la sua lettera, che in originale rassegniamo , mandataci alle due ore per un suo Ajutanre . Sorpassa in questa affatto la nostra lettera, risponde all’ antecedente scrittagli da Ernhaugen li z6 caduto sull’ avvenimento del Lido ; e la qualifica un tessuto di menzogne, inventate dal Governo per giustificar un fatto orribile, nuovo nelle Storie delle Nazioni moderne . Tinti come siamo del sangue Francese, dice, che non poteva vederci prima, che non gli fossero consegnati l’Ammiraglio, che ordinò far fuoco , il Comandante del Castello, e gl’ Inquisitori di Stato , che presiedono alla Police della Città, ed allora ascolterebbe le nostre giustificazioni : che in tanto ci consigliava uscire nel più breve termine dal Continente d'Italia. Da queste premesse poi passa ad invitarci a lui, quando il Corriere, che ci comandò di riavvicinarlo, sia srato relativo a quest’ argomento. Per maggiormente angustiarci non ci fu concesso un momento, dicendoci l’Ajutantc, che Buonaparte partiva tra pochi momenti, mentre alle io era tuttavia a Palma. Qualunque fosse la difficoltà di parlar d’un affare, che formava allora l’oggetto principale del suo riscaldo,' nel qual poteva non voler sentir che promesse, mentre non eravamo commessi che l’addurgli giustificazioni per la Ducale 21 decorso, aè altre notizie accennano, che le risultanti della Relazione del N. H. Pizzamano, speditaci con le stesse Dicali , e contraddetta nelle circostanze essenziali dal Memoriale del Ministro di Francia , presentano li 16 , sul qual ignoriamo, quali siano state le Pubbliche Deliberazioni, non abbiamo creduto rifiutarci all’offerto Colloquio con la vista di coglier l’aperture, che di azzardo ci si presentassero per tentar al- men qua'ebe riparo alle progressive Pubbliche calamità. Gli dissimo, che ignorando noi il risultato della deputazione de’fatti relativi all’ ingratissimo avvenimento potevamo accertarlo, che nessun speziai ordine del Governo, nè molto meno degl’Inquisitori, a’quali non appartengono tali affari, aveva diretto la azione del Veneto Comandante, e della Truppa, e che qualunque arbitrio di quello, o di questa contrario alle Pubbliche generiche commissioni, sarebbe stato punito esemplarmente, e céleremente. Nel tempo stesso però non potevamo occultargli , che per questo e per ogni altro suo aggravio credevamo, che a'sai meglio potesse combinarsi la soddifazione di lui, quando volesse dettarne le forme conciliate coll’esistenza Politica della Repubblica, e de’suoi Stati, che quest’era il voto dell’intiera Nazione, il quale ci fa bramare di trovar lui Comandante riguardo a noi qual lo trovarono i suoi Nemici, ai quali diede la Pace, i conquistati, a’quali diede la Libertà, i Neutrali, ai quali diede l’Alleanza; nè pò-tevamo temerlo diverso da se medesimo per la Repubblica Veneta sempre Amica della Francese. Egli però, che ci ascoltò tranquillamente, in vece di risponder, replicò le cose da esso lui scritte: cioè, che niente ascolta senza che vi preceda la consegna dei ricercati, e tante ingiurie, e decise espressioni, detteci a Gratz, replicò a stanzà piena de’ suoi, che l’interrompevano per secondarlo, che è inutile amareggiarne con la repetizione V V. EE. disse, che se diede la Libertà ad altri Popoli, spezzava lui le catene del Veneziano, che ben sapeva in pochissimi ridotto il Governo, che da tre Settimane non convocano il Consiglio de’ 800, che da quello voleva deciso, se voleva la Pace , o la Guerra colla Francia, e se voleva la Pace, proscrivesse quei pochi Nobili, che disposero sinora di tutto, e concitarono il Popolo contro i Francesi. Inutilmente tentato di noi ogni spediente col variar i modi,, ed il carattere di nostre risposte per ra-