3« rcnte Dispaccio, riceviamo l’inserta Lettera dell’Officiale Capo Posto in Castel Novo, che si annunzia iJ possibiJ arrivo de’sollevati, de’quali s’ignora il numero . Disponiamo sul fatto tutte le misure di forza , che il momento concede per ripulsarli ; ma non cessiamo di rinnovare le più vive suppliche per pronti soccorsi. Ore 9. Francesco Battaja Prov. Estr. in T.F. Alvise Contarmi Cap. e V. Podestà'. Continuavano le Città intanto a dare manifesti attestati della costante loro divozione, come fecero nel giorno 24 Marzo quelle di Udine, e di Conegliano, non che Pordenone. Nello stesso giorno pure radunatosi il Maggior Consiglio dovette procedere all’elezione d’un Avoga-dorè di Comnn. La maggioranza dei Membri, ai quali dispiaceva , che il N. H. Francesco Battaja cuo-prisse la Carica importantissima di Provveditor Estraordinario in Terraferma , e che voleva allontanar- lo da quel geloso Posto, colse l’opportunità di dimostrare il poco suo aggradimento, e lo creò con pienezza di voti Avogador di Comun. Spiacque ai Savj una tale elezia-ne, laonde sin al giorno 1 Aprile non li destinarono successore . Continuò dunque il Battaja a Verona, ed in detto giorno 24 indirizzò al Senato il seguente Dispaccio con due inserte, che dobbiamo per la lor importanza inserire. SERENISSIMO PRINCIPE. Ì^anno sapere tutte le misure prese per ripulsar i sollevati Bresciani , e Bergamaschi, che si credevano vicini per equivoco : che per conformar il Piano adottato si è posta a profitto 1’ esperienza, ed i lumi del Conte No-garola, suddito di VV. EE., e Generale al servizio dell’Elettore di Bavie- ra , e sarebbè ben desiderabile, che i giusti riguardi, ch’egli deve all’Elettore , gli concedessero di poter interinal-mente, e sino che le circostanze lo richiedessero, vestire l’Uniforme diVV. EE., e trovarsi al loro servigio..... Raccoltisi in poche ore alla Croce Bianca oltre jooo armati, discesi dalla Val Policella, ho voluto io Battaja essere testimonio della loro volontà in circostanze così critiche. A quest’ oggetto sono uscito dalla Città a Caval- lo col seguito di molti Uffiziali , e buon numero de’ Nobili Veronesi , e scorrendo per le file degli armati, ho cercato a più riprese colla voce di animarli, ed incoraggirli a sostener i diritti dell’Eccellentissimo Senato, così indegnamente oltraggiato nella maggior parte delle Provincie oltre Mincio. L’ esultanza, e le acclamazioni furono un oggetto di tenera commozione al mio cuore. E VV. EE. possono ben contare d’ aver in questa gente de’ sudditi fedeli, e veramente attaccati al Principato . Cento Giovani pure fra i più onesti Mercanti, e Bottegai di questa Città vollero segnalare pur essi il loro impegno per la causa comune. Si offrirono di servire volontari sin all’ultima stilla di sangue, chiedendo d’essere conformati in un corpo pronto ad ogni disposizione del Governo; e che accordato loro fosse un qualche segno distintivo. Questi pegni preziosi delle famiglie più onorate tra loro dovevano certo essere accolti, ed incoraggiti; lo che abbiamo fatto con quel sentimento, che ben meritarono; e la loro fede, e l’esempio serviranno certamente a confermare gli altri nel tributare , come tanno, se stessi pel servigio del Principe, e della loro Patria. In mezzo a tante prove consolanti dell’ affetto di questi sudditi verso di VV. EE. si fa sentire sempre più vivo il bisogno, anche per mostrare, che la mano Sovrana non manca di prestar loro la possibile assistenza, e presidio; e che giungano solleciti gl’invocati soccorsi: e noi 1’ imploriamo di nuovo colla maggior efficacia a comune ben