£>■ lo impiccolisce, o Io colora a senno di chi se 1’ ha già fabbricata e 1’ adopera ; si baite quasi col martello sull’ incudine, per foggiarlo in quella figura e dimensione, che giova alle superbie proprie od ai proprii interessi. Le quistioni erudite sopra i titoli originarli dei domimi sono tante, quanti sono i domimi; parole di quel grand’uomo del Foscari-ni (1), dette a proposito di questa lite; e segue dimostrando, non essere stala nessun’altra più romorosa, considerati i tempi nei quali venn’ essa promossa, le gelosie delle corti, le astuzie della politica, gl’ interessi che si volevano adonestare con argomenti eruditi. Parole gravissime, che dimostrano il convincimento dello storico e statista sommo sulla vanità del soggetto della lite. E di vero, quando un popolo si è levato al potere, e acquistò vita indipendente e sicura, che giova voler trovare l’indipendenza della sua infanzia ? Nè al certo offende la nobiltà di una nazione l’essere stata direttamente o indirettamente soggetta ad altra, come nulla offende la nobiltà o ricchezza degli individui 1’ essere venuti da povera ed oscura origine. Salire alla potenza, possedere la ricchezza, fruiti del proprio ingegno, del coraggio proprio, da nessuno ereditati, è gloria vera. La storia ammira un popolo, che sorge e risorge dalla oscurità, dall’abbiettezza, dalla miseria. Noi vorremmo poter addentrarci in questa lite, e vedremmo clic offensori ed offesi hanno assai torto, e che la verità sta nel mezzo, e non s’è voluto conoscerla. Per provare la libertà originaria e conservata sempre da’Veneziani, bisognerebbe provare che i Romani non avessero dominata la Venezia, fatta suddita di Roma. Per provare poi che i Veneziani non fossero liberi, bisognerebbe provare che, assunti alla dignità di cittadini romani, non avessero avuto comunanza di diritti coi cittadini romani; che,sebben venuti in dominio degl’imperatori,pure erano liberi, spettando loro 1’ eleggere i proprii magistrati municipali, e facendo parte delle tribù di Roma. L’ epistola di Cassiodoro, a chi (i) Letterat. veri., lib. I, a fac. 91, not. 248.