<5* 27 <*> Candiano lasciò il ducato fattosi monaco nella badia di sant’ Mario. Gli fu surrogato Tribuno Memo, clic sofferse le discordie delle due case potentissime Morosini e Caloprini. Il doge pare tenesse pei Morosini, avendo donato l’isola di san Giorgio a Gio. Morosini, monaco benedettino, da cui fu fondala una famosa badia, che Napoleone mutò in emporeo di libero commercio. Le ire civili de Morosini e de'Caloprini finirono col tradimento e col sangue. 1 Caloprini furono trucidali dai Morosini, che gli aspettarono in agguato, e i buoni cronisti narrano del sangue loro intrise le rive di un canale. Fu, egli è vero, Stefano Caloprino, padre di loro, traditore della patria ; aizzò a’ danni di lei il regnatore straniero : ma i figli erano innocenti, e la madre c le spose vedovate, clic a stento poterono ricuperarne i cadaveri. Il popolo, sdegnatosi dell’ atto crudele, conobbe la debolezza «lei doge, la sua parzialità pei Morosini, e lo condannò al chiostro. Gli succedette Pietro Orseolo II. Quando lo storico futuro di Venezia arriverà a narrare i falli di questo gran doge, gli si allargherà l’animo. Non è più che di fatli minori debba far raccolta, dai fatti minori trarre argomento e dar ragione dei successivi ; non è più di un popolo nascente che dee parlare. Parlerà di una nazione divenuta adulta, ricchissima, signora di grandi traffici, conquistatrice. Ed avrà la scorta di un cronista contemporaneo, il Sagomino, eh’ era creato degli Orseoli, ma che parla con quel candore eh’ è della verità. Noi e dei falli e di quell’ uomo parleremo brevemente. Fu sua prima cura abbassare 1’ orgoglio dei maggiorenti, la insolenza del popolo. Allargò la potenza dello Stalo colla forza, come nelle imprese contro agli Slavi, onde a Venezia acquistò la signoria delle città marittime della Dalmazia e delle sue isole, e tramandò ai successori il titolo di doge della Dalmazia. Conquista grande, se si guardi a’ lempi e agli uomini che 1’ hanno operata ; conquista che ebbe a principio la sorle che hanno a principio per lo più le conquiste, il malcontento de’ vinti. Poi, e col progresso del tempo, I astio si mutò in tale amore di suggetto verso i signori, quale