231 Il Ministero Pinclli degnamente amministrò durante l’armistizio Sa-lasco. Lo chiameremo d’ora innanzi il Ministero delle sei settimane; perché furono il degno campo della sua patriottica attività, il suo capo d’opera. Sei settimane! Così sciamavano coloro cui questo tempo parve lungo soverchiamente. Sei settimane! siamo costretti a sciamare; ma solo per esprimere che questo tempo ci pare brevissimo, perchè in mano del Ministero Pinelli fu lutto consumato in un fatto solo — in un turpe, tristissimo fatto — nell’accrescere le nostre discordie, nello indebolirci. Al di fuori, che forza doveva esercitare un governo notoriamente avverso (giubilanti Pillersdorff e Wessemberg) all’unione colla Lombardia? Al di dentro, che male non fece un Governo il quale pare avesse in vista la risoluzione di questo problema — rendere impossibile qualunque Governo? L’armistizio spira; la sua fine ci trova in peggiore condizione del principio. 11 perchè noi lo chiediamo principalmente al Ministero Pinelli. Avv. G. A. PAPA. Togliamo dalla Démocratie una lettera del conte di Nesselrode, primo ministro della Russia, a’ suoi diplomatici in questi termini. » Non possiamo ammettere sul Po un principio che non potremmo tollerare sulla Vistola. La Francia, una volta ristabilita la nazionalità italiana, vorrà fare altrettanto per la Polonia; quindi ci si verranno chiedendo le provincie alemanne. L’Austria conservando la Lombardia non là che tornare al possesso di uno stato, cui largirà una costituzione. » Le rivoluzioni che si succedettero, non poterono ledere i diritti della Santa Alleanza; e FInghilterra ha troppi interessi a star ferma per l’integrità detrattati di Vienna, per voler dare appoggio ai principii rivolli zionarii. Tutto abbiamo a sperare dal tempo. Da oggi alla primavera molti eventi hanno ancora a compiersi. » L’imperatore nostro signore è assai contento del nuovo governo francese, ma bisognerebbe esser pazzi a voler formare un’alleanza sulla punta d’una spada. L’attuale potere in Francia durerà quanto può uno stato di assedio. » È vero che l’unità dell’Alemagna ci avversa: ma sorta coni’è da una rivoluzione dovrà con questa sparire. » Pensiamo dunque a distruggerla vieppiù stringendoci ai nostri alleati lungi dal sacrificare solidi vincoli ad effimere simpatie. » I Russi che mirano a nuove conquiste dimenticano che ci dovranno costare grandi concessioni al principio liberale. Ora S. M. I. intende mantenere lo stata quo in Polonia. Le popolazioni slave non ci recherebbero che elementi anarchici. Che l’Austria se ne sbrighi come potrà. Quando la politica della conquista sia la nostra politica tradizionale, l’autocrazia sarà l’oggetto costante dei nostri pensieri. Quanto a Costantinopoli sarebbe follia pensarvi. Una guerra non ci recherebbe che danno. « Il tenore di questa lettera è senza dubbio pienamente conforme alla politica della Russia: ma stentiamo a credere che il primo ministro dell’autocrata abbia voluto esprimersi in una maniera cosi incisiva. Ricor-