173 Genova 18 settembre. La città di Genova dà ora un’altra prova della sua italianità. Il nostro municipio aveva verso il governo un cumulo di credili, sommanti in totale ad un milione c 560 mila franchi. — Vernili i deputali veneti per richiedere il noto imprestilo per la loro città bisognosa, il nostro Vincenzo Ricci fece al municipio una relazione dettagliata e documentata, nella quale conchiudeva alla cessione del credito da farsi a Venezia. Questa generosa proposizione venne discussa in varie sedute di somma importanza tenute dal municipio, e poi approvata con soddisfazione generale per la quantità di un milione. Si aspetta 1’ autorizzazione governativa.— Onore a Genova! « 23 Settembre,. {dall’ Indipendente) Da varii giorni noi ci siamo falto un piacere di riprodurre le cordiali e replicate espressioni di mutuo affetto che si sono scambiate gl’italiani di Venezia con quelli delle provincie venete, e gli uni e gli altri con gl’italiani di Lombardia, alletto santificato da tanti battesimi di lagrime, di sangue e di speranze, alletto il quale si manifesta più vivo per la possibilità intraveduta che le mene diplomatiche possano aver in mira una mostruosa separazione. Questa possibilità sarebbe fin ad un certo segno confermata dalla notizia che noi riferimmo ieri sera dietro una lettera autorevole di Parigi. Le proposte dell’Austria manifestate da questa notizia (la quale differisce assai poco da altre voci riferite nel giornale il liisorgimento) costituirebbero la Lombardia e la Venezia presso a poco come I’ Ungheria, cioè legislazione propria, armata ed amministrazione a parte, sovrano comune con Vienna , luogotenente austriaco che imprimerebbe direzione austriaca agli affari tutti, e servirebbe agl’interessi del gabinetto Viennese, politica esterna del tutto austriaca e niente affatto italiana, gli affari diplomatici sempre assorbiti dal centro dell’ impero come prerogativa maiestatica, £ per soprapiù Venezia città, abbandonata alle sole municipali sue forze, disgiunta dalle sorelle provincie, ad essa più strettamente congiunte per peculiari comunanze di dolori, di sacrilizii, di affezioni e d’interessi. Se gli sforzi che abbiamo fatto da sei mesi a questa parte non avessero a condurci che a questo, il disinganno sarebbe veramente troppo crudele, Ma le proposte dell’Austria, se fossero anche fatte con intenzione seria di sostenerle, non potrebbero servire di base ad una conchiusione, dove l’Italia avesse a prestare il proprio consenso, e dove le potenze mediatrici avessero a dare il loro voto nell’interesse della pace del mondo. Italia non presterebbe mai la sua adesione ad un patto politico cosi umiliante, e cosi rovinoso per essa ; ad un patto che consacrerebbe la sua antica divisione; che assicurerebbe all’aborrito governo degli stranieri J impiego di forze italiane per ottenere gli scopi e gl’ interessi austriaci in Italia e fuori d’Italia; che distruggerebbe le più belle speranze tanto animosamente concepite, e tanto gloriosamente contemplate in una guerra la quale può ridestarsi con mille clementi di più felice successo; che