64 piazze che si è impegnato di cedere a Ila-detzky. Le ha affidate alla protezione imperiale, il che torna lo stesso che averle avventurate all’ arbitrio discrezionale del nemico. In Venezia si trova il prode generale Pepe coi bravi Napoletani, che restarono fedeli alla bandiera italiana, non obbedendo al richiamo dell’infame Borbone; lo stesso Carlo Alberto incoraggiò la diserzione, ed ora sa-grifica brutalmente quei generosi alleati, consegnandoli all’Austria, perchè o li renda al crudele loro re, o ne faccia essa stessa giustizia col rigore delle leggi della guerra ! Vi c in Venezia uu battaglione di volontari Lombardi e molti allievi della scuola d’ artiglieria e genio di Milano, vi sono due battaglioni Bolognesi c varie migliaja di guardie nazionali Venete mobilizzate, vi è la marina Veneta cosi benemerita alla causa Italiana. Chi crederà che il re dovesse cosi turpemente obliare le sorli di chi con tanta fermezza e valore ha finora difeso quell’ inespugnabile baluardo dell’ indipendenza Italiana ? L’infame non esercita la sua autorità di re sulle provinole aggregate a’ suoi antichi Stati, che per farne mercato, vendendole all’Austria. A Brescia come a Venezia mandò, sull’esempio di quanto adoperò con Milano, dei suoi coin-missarj ad assumere i poteri sovrani, perchè fossero pronti a consumare lo stesso sacrificio. Ma questo non si compirà, lo speriamo: — Venezia almeno resisterà, disconoscendo un armistizio da essa non acconsentito, un armistizio intrinsecamente nullo perchè iniquo, un armistizio incostituzionale perchè il re di proprio arbitrio, senza il concorso dei poteri costituzionali, non poteva cedere alcuna parte del territorio dello Stato. Resista la generosa Venezia, si mantenga, come ora è, viva e potente l’insurrezione nelle Valli Subalpine, e non tarderanno a sorgere giorni più avventurati per questa nostra cara patria! Putto il Piemonte c la Liguria, tutta la Romagna c la Toscana si ridestano all’attuale, all’imminente invasione dello straniero. Le provineie da lui occupate con trepida ansietà attendono il segnale per inalberare di nuovo la bandiera tricolore. Gli emigrati giurano a migliaia che l’Italia sarà; c rItalia farà i supremi sforzi per riconquistare la minacciata sua indipendenza, mentre con fiducia attende il possente soccorso della generosa nazione francese, che non avrà al ¿erto inutilmente invocato. La questione che si dibatte è questione suprema di principii, ancor prima clic questione Italiana. È una fase del gran problema se l’Europa sortirà dalla lotta che 1 agita—democratica, o cosacca. Noi parliamo con questo scritto all’Italia ed all’Europa, non già allo scopo di lare inutili a troppo tarde recriminazioni, ma perchè serva di documento alla storia, perchè •erva a gettar luce nella questione italiana, a rettificare i fatti che vediamo stranamente alterati dalla stampa straniera, forviata da chi ha interesse a travisare la verità a favore di questa vasta congiura, che oggigiorno si ordisce a danno di tutti i popoli. Mentre J la questione italiana viene discussa, e sarà forse risoluta dalla diplomazia, è quanto mai necessario che se ne conoscano con ¡scrupolosa verità tutte le fasi, tutte le intime cagioni. Della verità ed esattezza dei fatti narrali ce ne rendiamo mallevadori: che se pure avessimo errato nelle induzioni, innegabili stanno la successione e il concorso degli avvenimenti che ce le hanno irresistibilmente suggerite. Dal partito retrogrado-gesuitico di Piemonte si tenta d’insinuare gelosie e rancori fra il popolo lombardo ed il popolo ligure e piemontese. Si ardisce spingere la calunnia fino a tacciare la Lombardia di tradimento. Nè il popolo lombardo ha tradito il piemontese, nè il popolo piemontese ha tradito il lombardo. E l’uno c l’altro furono traditi dal partito retrogrado e dal re. Stiamo in guardia contro questo partito che vorrebbe disunirci, perchè deboli abbiamo a subire il giogo del dispotismo. I due popoli hanno le stesse nobili tendenze, hanno le più vive reciproche simpatie, sono fratelli della stessa famiglia italiana: e il popolo lombardo, quantunque esser dovesse tristissimo lo scioglimento che il re e i suoi cortigiani preparano alla questione italiana, viva pur sempre e riconoscente conserverà la memoria verso la valorosa armata piemontese dei tanti stenti, dei tanti sacrifìcii sofferti, del tanto sangue versato per la comune nostra emancipazione. Ma dove v’ ha il tradimento, sveliamolo francamente, senza reticenze, senza riguardi, senza paura. Sono momenti supremi di estremo pericolo della patria. Il partito retrogrado che ci tradisce tenta di farsi strada al potere, ed, il re lo seconda. Alcuni giornali, certamente di oneste intenzioni, cercano di salvare il re, dicendolo tradito e non traditore. In questo caso sarebbe un imbecille, indegno di reggere i destini della nazione. Ma oramai chi sia e quale sia questo re, co lo insegnano- pur troppo le nostre sventure. Egli ha perduta l’Italia; ma noi tutti, Lombardi, Veneti, Liguri, Piemontesi, noi tutti che formiamo una sola famiglia, la vogliamo salva questa santa causa dell’indipendenza della nostra pairia sventurata! Dio salvi P Italia ! Italia, iG agosto 184.8. Per il Comitato RESTELLI MAESTRI Nota. Jl Generale l'alili, pei gli attuali eventi separai» (lai suoi colleglli, non conoscendo (questa pubblicatone, non può dividerne la rispousabilità.