-=> 128 ^ moltissime magistrature che abbiamo detto non più necessarie pel goyerno, ridotte di solo nome e di lucro uguale a quello dato a chi le esercitava quando erano necessarie. Da questo nacque il broglio. In antico la piazza di san Marco era una vasta ortaglia, 0 bruolo, spettante alle monache di santo Zaccaria, detta brolium nel latino barbaro del tempo. La parola broglio viene da tale origine. Anticamente i nobili si radunavano sotto le loggie del palazzo ducale, collocate sull’antico bruolo, per trattare i proprii e gli affari pubblici, prima di sedere nei consigli. Siccome nasceva facilmente 1 ambito, peste delle repubbliche, si opposero le leggi a queste radunate. Ma si rinnovarono e continuarono ancora. Nel broglio, cioè, sotto ad una porzione delle loggie, i nobili si trovavano prima di ^convocarsi i consigli ; con profondissimi inchini si salutavano così i grandi i piccoli, come i piccoli i grandi. Un giovane nobile, che per la prima volta indossava la veste patrizia, sia che avesse compiuto il vigesimo quarto anno ( epoca legale della ammissione alla sovranità ), sia che avendo compiuto il vigesimo primo, e imborsalo in una urna nel giorno di santa Barbara co’suoi coelanei, fosse sortito per mano del doge ottenendo la remissione di tre anni di età, il giovine nobile ivi era presentato agli altri nobili, prima di salire nel maggior consiglio e giurare obbedienza alle leggi. Dodici gentiluomini dei maggiori lo accompagnavano, onde nasceva una Specie di parentela civile, una alleanza, che non finiva più. E quei presentatori, e il presentato, d’indi in poi si chiamavano compari. Nel broglio, chi aspirava ad una dignità o magistratura, chi domandava una grazia, era obbligato di presentarsi in atto supplichevole. La supplicazione dimostravasi togliendo il batolo (stola), che soleva portarsi in ispalla, e ponendolo sul braccio ; l’atto del supplicare dicevasi calar stola. Tutti i congiunti, anche i più lontani, i compari, gli amici si univano al supplicante con la stola calata, e profondis-simamente inchinavano i gentiluomini, che passavano, fossero ricchi o poveri. Innanzi ai magistrati, in confronto dei sudditi, sotto la sanzione delle leggi, nella uniformità dei titoli, tutti i nobili erano uguali. Lo spirito di uguaglianza rimase, e se negli ultimi tempi