CAPITOLO XY. POLITICA INTERNA. Falla signora 1’ aristocrazia, e sicura che il potere si perpetuava nelle famiglie dei nobili, e moderata da leggi severe, l’eseguimento delle quali era confidalo a magistrature potentissime, nacque 1’ equilibrio fra le tre classi degl’ imperanti. Il nobile ricco, quello di mezzane fortune ed il povero, aveano e godeano uguaglianza di diritti nel maggior consiglio, solo e vero sovrano della repubblica. Egli è vero che il nobile povero assai di rado poteva penetrare nel senato, al quale il maggior consiglio ( per fatto e non per diritto ) delegò i principali poteri amministrativi, l’indire guerra, stringere alleanze, far paci, le finanze ; di rado poteva giungere alle magistrature, che reggevano il senato, e a quelle alle quali era confidata la suprema sicurezza dello Stato ; di rado sedere nei consigli dei quaranta. I primi uffici erano di nobili ricchi ; i secondi di quelli di mezzane fortune. Nondimeno nel maggior consiglio tutti i nobili avevano voto uguale, e per ottenere i maggiori uffizii, i ricchi e i mezzani nobili avevano necessità del volo dei poveri. Dovevano quindi rispettarli e blandirli; provedere dovevano ai bisogni loro. Vedremo in seguito come fossero questi bisogni principale causa della resistenza dei nobili poveri contro le leggi, che volevano mantenere l’equilibrio comune. Da questo nacque la conservazione delle