u fetto, e trova più spediente disfarne a parole e colle calunnie che col-1’ armi. Ecco pertanto il programma de’suoi pii desidcrii, stampato il 2 del corrente, e che noi fedelmente traduciamo. ULTIME NOTIZIE D’ITALIA! Sanguinoso combattimento in Venezia, strage fatta dai re-pubblicani di tutti gli austriacanti, e condizioni di pace che Radetzky offre agli Italiani. Dopo la presa di Milano e l’armistizio di Carlo Alberto, Venezia è entrata in una nuova era* La flotta sarda, ancorala davanti a Venezia, ricevette dal re di Sardegna r ordine di prendere a bordo tutte le truppe piemontesi che vi si trovano, 4000 uomini, e di sciogliere sull’istante le vele per Genova. L’ammiraglio sardo Albini tuttavia si rifiutò all’obbedienza, col pretesto che il suo re era stato sforzato di rilasciare quell’ordine, e che inoltre a questo mancava la sottoscrizione del ministro. Avendo però Radetzky dichiarato al re Carlo Alberto che non gli lascierebbe trasportare al di là del Ticino il suo gran parco d’artiglieria, forte di 150 cannoni, finché Albini non avesse fatto vela da Venezia, il re mandò all’ammiraglio un secondo ordine; ma anche questo fu senza effetto. I Veneziani, con alte grida, dichiararono il re di Sardegna per un infame traditore, che voleva darli nelle mani dell’Austriaco, ne atterrarono l’arma, lacerarono le bandiere dei Piemontesi e proclamarono di nuovo la repubblica. Una parte dei Piemontesi, la quale non volle riconoscere il governo repubblicano, fu disarmata e condotta prigione. L’ammiraglio sardo assistè non solo tranquillamente a questa faccenda; ma lesse ai Veneziani, sulla piazza di S. Marco, un menzognero dispaccio di Parigi, secondo il quale tra pochi giorni sarebbero arrivate due fregate da guerra francesi, che avrebbero impedito qualunque attacco contro Venezia dalla parte del mare. Questa notizia fu accolla con immenso applauso, e il dittatore re-pubblicano Manin diede subito tutte le disposizioni per mettere Venezia sui piede di guerra. Le sue misure coattive però, con cui obbligava i possidenti ad esborsare 5 milioni di lire, e tutti i cittadini a prestar servizio militare dai 47 anni ai 50, destarono il mal umore e fecero nascere attruppamenti. II partito austriaco inalberò l’aquila imperiale, ed inviò a Manin una deputazione, per indurlo a trattare sul momento cogli Austriaci per la consegna della città. Il popolaccio però non aspettò l’esito della deputazione, ma attaccò quel partito, gridando : » Abbasso i Tedeschi ! abbasso i ricchi ! -« - Allora nacque una terribile e sanguinosa lotta : i fratelli combattevano contro i fratelli; il partito austriaco, più debole, fu cacciato da una contrada nell’altra, ed essendo sbarcati i marinai piemontesi coi loro lunghi coltelli, perdette ogni speranza di vittoria.