276 8 Ottobre. (dall' Indipendente) ALLE SORELLE GENOVESI LE DONNE VENEZIANE. Venezia, e con Venezia migliaia di rappresentanti l’italiano patrioU tismo qui corsi a combattere la guerra santa, provano la più viva gratitudine verso di Voi, le quali non misuraste, ma prodigaste le cure più affettuose e dilicate affinchè gl’implorati sussidii giungessero a questa rocca della libertà pronti, efficaci, abbondanti dalla sua gloriosa sorella della Liguria. Di questa riconoscenza cittadina e nazionale, alla società nostra compete meglio che ad ogni altra di farsi interprete, poiché essa nell’ambito uffizio affidatole di coadiuvare il Governo per soccorrere ai difensori della patria indipendenza malati, feriti, o bisognosi, potè valutare quando i prodotti delle vostre cure pietose giungeranno desiderati a Venezia. Non vi diremo con che cuore noi siamo costretti a vedere aumentarsi ogni giorno e rinascere le necessità, inasprirsi le sofferenze, mentre le forze economiche vanno restando pur troppo al di sotto del buon volere. Allorché Venezia chiamò le altre parti d’Italia a dividere con essa gli sforzi economici, ai quali dopo i sacrifici fatti non può bastare più sola, venne a consolarci il pensiero di quanto largo campo di meriti si presentava alle donne italiane. Era ferinissima la confidenza nostra, che tutte le nostre sorelle a-vrebbero dimostrato come la fortuna, se riserbo al coraggio virile delle milanesi e delle palermitane l’unirsi ai fratelli ed agli sposi e brandire le armi offensive per la libertà della patria, non potè però negare a tutte le figlie d’Italia l’occasione di adoperare a questo santo scopo le armi del sacrificio e della beneficenza, armi che noi possiam con orgoglio chiamar femminili. Noi abbiamo palpitato di gioia, quando la prima e splendida conferma di questa nostra fiducia ci giùnse da quella Genova, la quale mantenne più a lungo di tutti gli altri paesi le instituzioni dell’antica italiana libertà, da quella Genova, dove vive la memoria di illustri matrone, che più volte donarono gli arredi e le gioie loro alla patria per liberare i prigionieri dalla schiavitù dei pirati di Barberia. Voi benedette che emulaste quelle vostre antiche coneiltadine, e lo faceste con tanta cordiale spontaneità, con tanta opportunità di mezzi, con tanta gentilezza di modi! Ricevete il saluto e i ringraziamenti delle sorelle veneziane, che della nostra gloria vanno superbe, e che proporranno l’esempio vostro alla imitazione di quante donne italiane amino fortemente la patria. Iddio protegga la santa causa, e la storia dirà che gl’italiani, come trovarono nelle loro spose e nelle loro sorelle delle ispirazioni continue contro dello straniero durante l’aborrita oppressione, cosi trovarono in esse dei conforti preziosi a sostenere la guerra, e cosi troveranno pelle