446 Vienna è nuovamente insorta, e non per l’ultima volta: dubbia è più che mai l’autorità dell’Assemblea di Francoforle; dubbia la bilancia del potere germanico tra il vicario dell5impero e il re di Prussia; io credo che circostanze più favorevoli delle presenti non ci possano arridere mai più. Nè meno che in Germania, sono favorevoli in Lombardia. Tutti conosciamo lo stato attuale delta Lombardia; tutti sappiamo che gli Ungheresi cominciano a fraternizzare col popolo, che questo si prepara nuovamente alla rivoluzione: un cenno forse, un colpo solo di cannone, basterebbe a farla scoppiare. Pertanto io conchiudo francamente che la guerra è necessaria, che la guerra è opportuna, che, fatta in questi momenti, essa può assicurarci un esito felice; mentre, se aspettiamo ancora, sarà molto più difficile l’ottenerlo. Conchiude mostrando la necessità che il ministero dichiari se esso ha la stessa persuasione sul principio, se debba, sì o no, farsi la guerra ; e se sì, ch'ei debba disporre de’mezzi necessarii a condurla ad elfelto. Barone Tolu dichiara ch’egli crede la guerra inopportuna e pericolosa. Opina che questa guerra sarebbe la rovina dell’italiana indipendenza; domanda che non si sparga inutilmente nuovo sangue; protesta che egli è amico di quest’indipendenza, ma trova che si debba aspettar tempo e più convenienti tempi od occasione per conquistarla. Enumera gli ostacoli gravi che, secondo lui, vietano di trarre altra volta la spada. Parla della scissura d’Austria e della Dieta germanica; ma queste, dic’egli, sono guerre di famiglia; ora litigano insieme, domani sono riuniti per combattere lo straniero. Brofftrio crede il Piemonte abbastanza forte per entrare in campo; esso è coadiuvalo dall’armata lombarda, ed avrà l’aiuto della Toscana, del popolo toscano, se non del governo, ora che il ministero debole è caduto, ora che la Toscana si è messa nella via del progresso. Nell’intervento della Francia, non è da avere confidenza fino a che le cose procedono in quel paese, come vanno presentemente coi modi illiberali che vi regnano; ma se noi passeremo il Ticino, la Francia ci tenderà la mano. Finalmente l’oratore accenna ai tentativi di difesa in Lombardia che si stanno ora maturando da altri Italiani, volenti anch’essi la libertà e l’indipendenza, ma sotto un’insegna che non è la nostra, sotto l’insegna repubblicana. Se questi discenderanno prima di uoi la Lombardia gli accoglierà, ed allora il Piemonte avrà vicina una repubblica, con tulli i pericoli di siffatta vicinanza. Conchiude con questa proposta: dichiari la Camera che essa non approva che il ministero attenda l’esito della mediazione, innanzi di decidersi per la guerra ; deliberi la Camera che si dichiari la guerra. Se il ministero a ciò aderisce, la Camera lo sosterrà ; se non aderisce, noi Io combatteremo come abbiamo combattuto l’Austria; e fra i ministri e noi, giudicheranno Iddio e l’Italia. Pinellij ministro. — Farò poche parole. 11 programma del ministero è chiaro; quindi è inutile di rispondere alle interpellanze. Però il programma del ministero non è quello che gli attribuisce il deputato Brof-l'erio. Il gabinetto ha prese energiche misure per costringere l’Austria a