<128 simili ai Gracchi, c preferire eome l'antica matrona l’ornamento delle opere buone a quelle gemme e a quell’oro che accrescere possono il valore alle stupide bellezze degli arenimi ottomani, non già il prestigio della donna in paesi ed in tempi di civiltà e di progresso. Noi vi preghiamo istantemente per questa propaganda del vostro esempio, e fermamente crediamo esser questo il modo migliore a ciò che la libertà italiana venga più facilmente e più gloriosamente acquistata, e più stabilmente conservata: perchè anche più che nelle armi, e nelle leggi, la libertà si piace e si nutre nell’altezza dei sentimenti e nella nobiltà dei costumi, Leggiamo nell’ Ere Nouvellc il seguente articolo; VENEZIA. A misura che gli avvenimenti della guerra d’Italia sconcertano le limane previsioni, sembra eh"essi lascino apparire un disegno più proba* pile della Provvidenza per la emancipazione di questo bel paese. Quando tutto sembrava perduto per la caduta di Milano e pei rovesci della valorosa armata che ha salvato se non la libertà, almeno l’onore, un nuovo lume di speranza si è acceso là dove gli occhi non lo cercavano, Venezia, lungamente accusata di non aver cooperato all'indipendenza nazionale che coll’eloquenza de’suoi oratori e collo splendore delle sue illuminazioni, tanto amaramente biasimata di aver divisi gli spiriti rialzando rantico vessillo repubblicano; Venezia si è trovata tutt’ad un tratto l’ultimo baluardo della causa italiana; e l'aquila imperiale, che ha ripre-> so piede su tutte le torri di Lombardia, non è ancora padrona delle cupole dorate di s. Marco. Dietro il naturai bastione delle sue lagune, con una squadra bene esercitata, una guarnigione di 7000 uomini e tre mesi di viveri, Venezia è, per cosi dirc^ il solo punto d’appoggio di un intervento armato, il solo punto di partenza regolare di una negoziazione. Mentre le provineie lombarde occupate dall'inimico, senza rappresentai^ za politica, senza governo nazionale, non offrono, per cosi dire, che un terreno mobile alla diplomazia, Venezia che testé accordavansi di sacrificare, presenta ancora Io spettacolo di una città libera, padrona de’suoi destini, ed è in diritto di farsi ascoltare dall'Europa, se non altro u nome de\suoi antichi servigi. Questi motivi a raccomandare basterebbero la missione degl’inviati che vengono a difendere i suoi interessi a Parigi, se uno d’essi, Nicolò Tommaseo non fosse già fra il novero di quei grandi cittadini, a cui il solo carattere concilia il rispetto. L’£/’e nouvellc ha citato le prime linee del caloroso Appello allo Francia pubblicato dal sig. Tommaseo: essanoli può lasciar che s’ignori quanto v’ha di vero, di giusto, di pressante in questa perorazione nella quale trova con meraviglia, sotto la penna di uno straniero tutta la purezza, tutta la forza dei migliori nostri scrittori. L’inviato italiano vi tratta due punti principali, il diritto dèi suo paese, e il dovere della Francia. Il diritto di Venezia, regolarmente liberata dagli Austriaci, il --