-=> 190 •»£=- Principale gara era nelle fazioni per sovrastare l’una all’altra nelle forze d’ Ercole, delle quali parliamo nelle feste pubbliche di Venezia. Anticamente era gara maggiore nella guerra dei pugni, che facevasi sopra un ponte ‘con ¡spargimento di sangue umano. Non vorremo lodare il governo veneziano se concesse la durata delle fazioni, se quasi 1’ approvò colla permissione delle forze d’Èrcole al cospetto della signoria. Ma non crediamo che fosse politica fondata sul divide et impera, la quale conducesse a questa tolleranza. Plebea e quasi personale era la divisione; se eccedeva, sempre infrenata. Ed era divisione di parti innocua alla tranquillità dello Stato ; se quando la patria pericolava non erano più Castellani o Nicolotti, ma lutti Veneziani, tutti figli di S. Marco. E lo provarono in cento battaglie, e quando Chioggia fu presa, e quando dai collegati di Candirai era quasi spenta la repubblica. Volevano provarlo anche nel 1797. Che le leggi infrenassero gli eccessi, è dimostrato da una legge dei dieci del 22 settembre 1611, e da una posteriore del 16kk, che con pene rigorose proibiscono le guerre dei pugni, cause di eccessi e di sangue. Nè più ebbero luogo. Quando 1’ aristocrazia ereditaria rimase sola signora della repubblica, cessando la concione, rimase però un’ ombra di rappresentanza del popolo. Era quel procuratore, o come allora si chiamava sindaco del popolo, che giurava sulla sua anima obbedienza al nuovo doge ; siccome 1’ ultima parte che il popolo .avesse nella repubblica fu 1’ approvazione del doge, così la sua approvazione fu 1’ atto ultimo pubblico che operasse. E questa approvazione si mutò pur nel presentare il principe elelto al popolo, e alla domanda : Fi piace, si sostituì la frase pronunciata dall’anziano degli elettori : So che vi piacerci. Non più rimase il giuramento, e immagine del sindaco restò il gastaldo dei Nicolotti. Il volgo soleva chiamarlo doge dei Nicolotti. Era il capo dei pescatori ; avea privilegi e veste distinta. Una fonte di guadagni pel popolo di Venezia erano le ricchezze stragrandi dei claustrali c le confraternite laiche. I claustrali d’ambo i sessi avevano possessioni ricchissime, vastissime, nelle provincie,