m all'ammiraglio il bisogno che c’era della flotta nelle nostre acque minacciate d’un blocco. La commissione veneta, coadiuvata da una commissione di Anconitani, del Circolo di quella città, preseduto dal sig. Benedetto Monti, e da una di Napoletani, si recò il 5 al bordo dell’ammiraglio barone Baffaelle de Cosa. Questi accolse il loro voto con animo d’italiano desideroso di servire alla buona causa; e poiché avea l’ordine del ritorno, mandò subito a Giulia Nova per corrispondere col telegrafo con Napoli, e spedi anche in quella capitale un aiutante per averne istruzioni. S. M. Iil re di Napoli con magnanimo atto concedeva subito alla magnifica sua dotta di recarsi nelle acque di Venezia. Questa infatti, composta di cinque fregate a vapore il Robertos il Curio III, il Ruggero, il Sannita, il Gui-I scardo, delle due fregate a vela la Regina e la Isabellae del brick il Principe Carlo, salpava da Ancona il 15, e col solo comparire nelle 110-I sire acque ne fugava la flottiglia austriaca. Quando fu alle viste di Venezia, alcuni de’ministri ed altri del Go-! verno, col console di S. M. il re di Napoli, sig. Campana, che tanto influì I al buon successo di tale soccorso, recavansi col vaporetto il Mocenigo ad | incontrarla fuori di Malamocco, e quindi seguivanli, sull’altro vapore la ; Bella Venezia^ lo stato maggiore della Guardia civica, colla banda della Marina e con molte signore. L’accoglienza, che l’ammiraglio barone de Cosa e tutti i bravi ufficiali napoletani fecero ai nostri, fu quale di gente italiana compresa dall’ affetto della patria comune, fu quale di fratelli te-j liuti dallo straniero per molti anni divisi. L’ammiraglio concesse, come una grazia che gli si chiedeva, che scendesse a Venezia, a portarle il I saluto di Napoli, almeno il figlio suo con alcuni ufficiali ed Alessandro i Poerio, che scorrendo sul vapore fra le isolette della laguna, udivano commossi il saluto riconoscente col quale da per lutto gli accoglieva il ; popolo dalle spiagge e dalle barche. Egli era eia oltre mezzo secolo che questa regina dell’Adriatico non indossava una veste così giuliva e festosa. Da oltre mezzo secolo non si levava il popolo con entusiasmo sì spontaneo, sì puro, santo e non compro! Noi vorremmo sempre l’Austriaco a testimonio delle feste che il popolo improvvisa all’arrivo de’suoi fratelli d’altre parti d’Italia, perchè sentisse di (piale mostruoso delitto ei si macchia dinanzi all’umauità tutta col suo stolto disegno di opporsi alla Provvidenza, che paga della secolare espiazione, ci vuole finalmente uniti. Al vedere da quelle piazze, •mite sotto al soffio della paura e dell’odio eli’esso spirava, uscire il grido dell’anima d’un popolo commosso, egli conoscerebbe di combattere, non contro l'Italia, ma contro Dio, pagano contro cristiani. Reso avvertito dal tuono del caunone che la flotta s’approssimava, *1 lieto suonare delle campane di S. Marco traeva il popolo da ogni angolo di Venezia in piazza. Il Moloj la Riva degli Schiavoni, ogni finestra, °gni luogo rilevato, ogni tetto, tutto era gremito di gente; la laguna coperta di barche, che andavano incontro ai due vapori, salutando gli ospiti napoletani. Le bandiere nazionali, i fazzoletti sventolavano da per tutto. Da ogni lato spari facevano sentire un popolo, che s’è desto nel- 1 armi. Fra i militi cittadini di Venezia trovavansi commisti quelli della icilia, abbraccianti in queste lagune i fratelli napoletani, quelli della Ro-