2 Maggio. I CLUB DI VENEZIA. Ogni cittadino per sentimento e per coscienza Ina l’obbligo di cooperare al ben essere , alla salvezza della nazionalità e dell’ indipendenza ; all’ombra di un governo repubblicano la parola non è inceppala dal terrore e dal Giudizio Statario ; la stampa è libera per la pubblicazione dei proprii pensieri ; ma nelle cose di gran momento i desiderii di un solo ponilo essere smoderati, i pensieri non bene maturati; i progetti erronei, e sovente perniciosi; in politica specialmente non conviene precipitare; un passo falso può ingenerar una rovina. Troviamo dunque un mezzo comodo, pronto e sicuro per discutere i grandi problemi della giornata, per appurarli e farli servire di ¡strumento al pubblico vantaggio ; gli ' esempii delle altre nazioni, quando ci ponno essere utili, non debbono essere negletti. In Francia, in Inghilterra vi sono i club ; i club non si arrestano innanzi i pericoli, non temono l'ira dei grandi e dei governanti; apprestano i mezzi per opposizione, sciolgono i problemi , ed illuminano il popolo: Dunque facciamo i club; cosi con voce altitonante parlava in piazza s. Marco un cotale, che si picca di sentir alto in politica; ed una voce composta di cento voci, come eco in una convalle, rispose: Facciamo i club ; ed i club furono fatti. La lieta novella divulgossi come per incanto per tutta la città ; e molte e variate speranze preoccuparono gli animi. Ogni partito si riprometteva gran messe. Gli amanti del crollato potere ( che per nostra vergogna vivono ancora, c sono italiani di nascita ) confidavano nelle discordie ; non è possibile, essi dicevano, che giovani bollenti, ed uomini freddi, che sapienti ed ignoranti, che poeti e materiali, che scrittori di novelle e di politica, possano accordarsi ; pur troppo la forza dcll’armi non potrà sostenerci; accendiamo dunque la face della discordia, unico mezz > per attinger la meta. Operarono, ed attendono. Una scintilla di speranza invase l'orgoglio della veneta aristocrazia, ed alcuni si presero persino la cura di ripassare il Libro d’oro per vedere quante famiglie patrizie sussistano tuttora per comporre il Consiglio degli inquisitori, dei dieci, dei quaranta, dei cinquecento, ec. e quale sarebbe la persona adatta al dogato. Il nome di Repubblica, le grida di s. Marco pareano contrassegni indubbi'! dell’inclinazione popolare a quel regime, che durò quattordici secoli. Quando la discordia , dicevano alcuni di essi, insorgerà fra i club , noi c’introdurremo framezzo i nostri affezionali, spargeremo denaro fra il popolo, lo armeremo a nostro favore, ecciteremo la Dalmazia a pronunciarsi per noi, e così rivendicheremo la nostra potenza che ci fu per tradimento carpita; attendevano il tempo propizio ed attendono ancora. I monarchici costituzionali, che al nome di Repubblica rimasero esterrefatti ripresero animo. In questa schiera ci ha la nobiltà d’ogni tempo, e di ogni sfera, temente la perdita dei blasoni ; ci hanno i decorati moderni, per tema di spoglio dei ciondoli, delle cordelle, delle medaglie, ed altre simili corbellerie, v'hanno ¡paurosi, che nella Democrazia veggono tulio disordino. T. II. 2