220 Due furono per tanto ì principali passi verso il disordine, passi ne quali, volontario 0 forzato, ha preso parie 11 Governo provvisorio di Lombardia. Fu il primo quello di esercitare sul Governo Veneto una coazione fatale per fargli dichiarare, che, senza il volo dei deputati delle provincie, e col solo voto di alcuni fra 1 Comitati dipartimentali, si poteva pronunziar la fusione del Lombardo col Veneto. Fu il secondo quello di pubblicare il proclama 12 maggio sull’adesione della Lombardia al Piemonte ed al re Carlo Alberto. 11 primo di questi passi non ha in sè medesimo una grande portata. Ma divenne fatale, perchè il Governo provvisorio di Lombardia fece prevalere la massima della onnipotenza dei Governi provvisori-! e talvolta anche dei Comitati, e perchè ne conseguitò la totale anarchia fra il Governo centrale veneto e le sue prnvincie. Dopo quel giorno si comprese che bastava o rivolgersi al Governo lombardo o ricevere dal Governo lombardo l’impulso per violentare il Governo veneto. 11 secondo di quei passi ha in sè medesimo una portala gravissima. Chi non ci crede atti alla repubblica nemmeno rappresentativa, ci crede atti a decidere col suffragio universale divetta le più grandi questioni politiche, anche senza reciproca comunicazione d’idee, anche senza previa discussione delle contrarie opinioni. Fin qua si sarebbe creduto che il suffragio universale non potesse certo impiegarsi come lo si impiega nelle democrazie pure, cioè chiamando tutti i cittadini a votar sull' affare. Fin qua si sarebbe anzi dubitato Se il suffragio universale potesse impiegarsi per una divelta elezione delle Assemblee poliIiche. Fin qua si sarebbe per avventura pensato che il suffragio dovesse bensì essere universale, ma esercitato nei limiti compossibili colla cognizione e colla libertà. La cognizione, e quindi la liberta, non la si ravvisava assolutamente, nelle votazioni dirette s ult affare. Si dubitava che la cognizione, e quindi la libertà, potesse esistere nelle votazioni dirette sulle persone. Ed oggi tutto ad un tratto si accetta il suffragio divelto sugli affari e sugli affari più importanti, e senza raccogliere i deliberanti in Assemblea che previamente discuta ed illumini. Ogni uomo ragionevole è Convinto che nei nostri paesi molta parte dei cittadini non conosce da se i problemi politici. Qualcuno dubita che nei nostri paesi molta parie dei cittadini non conosca da sè le persone atte a risolverli. Ogni uomo ragionevole è invece persuaso che lo universalità conosce solo le persone alle quali commettere 0 la scelta di chi tratli l’affare, 0, lutto al più, la trattazione dell’affare. Poniamoci in mezzo alla popolazione che lavora i campi, o che suda nelle officine, là qual popolazione è per noi i nove decimi del lotale. Possiamo fare a cadauno tli questo popolo tre interrogazioni. Siete persuaso di unirvi al tale stato, e di esser monarchia o repubblica ? Siete persuaso di nominare chi entri in Un’Assemblèa incancala di decidere questi punti? Oppure siete persuaso di scegliere il più disinteressato, il p'U probo vostro compaesano per affidargli un affare della massima importanza pubblica? Se saremo di buona lede, troveremo che quest’ultima è la sola interrogazione alla quale possa per ¡1 maggior numero susseguire una lisposla abbastanza ragionevole. O vogliamo eletti i deputati per dipartimento, e rare volte l’abitatore della campagna ha le conoscenze necessarie perchè la scella cada sui più opportuni; o vogliamo eletti i deputati per distretto, e rare volte l’abitatore della campagna fa astrazione dalla notabilità locale, che spesso è una nullità politica. Un sistema di elezione che ponesse davanti agli occhi di tutti le persone più opportune, ed annullaste le influenze delle lo* calila, è difficile a praticarsi nello stato attuale del nostro sviluppo politico. In ogni modo è questo il più che si possa sperare. Ma una diretta votazione sopra affari politici è un assurdo. E l'assurdo cresce se la votazione debba seguire senza quella previa discussione che si ritiene necessaria tanto nelle assemblee rappresentative, quanto nelle adunanze democratiche pure. Queste direi le votazioni senza assemblea e in via di sottoscrizioni furono sempre adoperate quando la libertà declinava, giammai' quando la libertà sorgeva. Esse sono buone per inorpellare, con apparenza di legalità, una costituzione nata da un colpo stato. Esse sono buone per dare ad un potere, che divenne ormai invasore, le sembianze della nomina popolare. Ma Carlo Alberto, i suoi ministri, il suo popolo non possono tollerare che per loro Conto si faccia un sì strano abuso della libertà.