-««■ 156 1 quali per alcuna di queste cause falli contrarii a loro chiudevano l’adito agli onori e ai profitti; li condannava alla morte civile. Da questa grande autorità dei dieci sui nobili, nacque la riluttanza, in ¡specie dei nobili poveri, contro al potere dei dieci ; riluttanza che, mostratasi nel tempo della correzione 1628 ed in altre posteriori, scoppiò apertamente nel 1761. Tenuto colpevole I avvogadore Querini, fu per ordine degli inquisitori di Stalo messo a confine nel castello di Verona. L’ allo parve arbitrio e violenza. Venuto il tempo di eleggere il consiglio dei dieci per 1’ anno seguente, nessuno dei proposti a tale uffizio ottenne la maggioranza dei voti prescritta dalle leggi. Inutilmente si tentò la prova più volle ; la signoria propose correttori dei capitolari, dei consigli e delle leggi. Furono eletti Marco Foscarini, Lorenzo Alessandro Marcello, Girolamo Grimani dei nobili più potenti che tenevano pel mantenimento dell’ autorità dei dicci. Non cosi potenti per ricchezze, Pier Antonio Malipiero e Luigi Zeno volevano distrutta 1’ autorità degl'inquisitori di Stalo pei nobili. Lunga fu la lotta, descritta minutamente dal Franceschi, segretario dei correttori, in una sua storia importantissima tuttora inedita. Fu allora squarciato il velo che cuopriva la tremenda magistratura, furono allora messe al cospetto del pubblico tulle le sue leggi e i riti, sindacale tutte le sue operazioni antiche e moderne. Ma la voce potente di Marco Foscarini tuonò per la causa del bene comune ; dimostrò quella magistratura essere il palladio della uguaglianza fra i nobili, proteggendo i poveri contro le preponderanze dei ricchi, i ricchi dalle inchieste di soverchio eccitale dai bisogni dei poveri nobili. Dimostrò il consiglio de’ dieci essere guarentigia dei sudditi contro i soprusi dei nobili, valido patrocinio di tulle le classi e (li tutte le condizioni. Le aringhe del Foscarini furono stampale. Le correzioni del 1774 e 1780 risguardano queste magistrature. Non erano i nobili poveri riusciti nel togliere l’autorità agl’inquisitori di Stalo e moderare quella del consiglio de’ dicci, che tenevano in freno le cupidigie e moderavano i bisogni facilmente mutabili in cupidigie. Erano malcontenti, e nelle due correzioni citale si cercò di acquetarli crescendo lo