458 argomenti si accampino quando o si vuol pretendere che conservisi intatta Ja eredità del passato, o si vogliono rendere legittimi tutti gli arbitrii della forza; ma egli si vergognerebbe di farsi a ribatterli di questi giorni nel cospetto dell’Europa, la quale ha già riconosciuto od è sulla via di riconoscere la necessità di ricostruire su nuove basi il diritto pubblico universale. Profondamente persuaso che dall’obbedire a questa necessità dipende la conservazione dell’ordine civile, esso non indietreggia, non in* dielreggerà mai innanzi alle conseguenze dei principii che ha francamente adottati; e, pronto a difenderli con tutte le sue forze, non si rimane dal dichiararli con piena lealtà. E però il Governo Sardo , come crede che i Governi italiani 11011 dovessero punto riconoscere nell’Austria il diritto di possesso, così crede del pari che non dovessero ritenerla più fondata nelle sue pretensioni sul terreno dei trattati. Non occorre i vecchi trattati ricordare, perchè essi perdettero ogni valore in virtù delle stipulazioni successive che li alterarono profondamente: e, quanto ai trattati del 4815, a cui l’Austria singolarmente si riferisce, è noto al mondo che l’Italia fu costretta a subirli, e che l’Austria, non meno in Italia che altrove, si scostò interamente dallo spirito di essi negl’interessi della sua politica d’assorbimento delle varie nazionalità sparse ne’ suoi Stati. E come non viene spontaneo il pensiero che l’Austria non può essere ammessa a produrre in Italia i trattati del 4815 dopo che gli ha lacerati con quella violenta occupazione di Cracovia contro la quale risuonano ancora le proteste di tutta Europa? Oltre che, se ponilo i trattali comporre le questioni pendenti fra popoli, disporre dell’essere stesso dei popoli non ponilo, così come non possono cancellare la storia, abolire una lingua, determinare che un fatto passeggiero creato dalla forza prevalga in perpetuo sulle leggi poste dalla natura e dalla Provvidenza. Anche l’Italia deve esistere da sè, non nella geografia solo e nella statistica, ma nel consorzio delle nazioni civili; quest’era «la lunghi secoli il voto di tutte le genti della Penisola : questa la manifestazione più costante del pensiero e del sentimento italiano nelle scienze, nelle lettere, nelle arti: questo l’intento a cui ne’vari tempi avevano miralo i disegni di alcuni italiani Governi, le meditazioni degl’ ingegni più elevali, le speranze di una turba innumerevole di martiri della libertà. Questo voto, questa manifestazione, questo intento erano da un anno il grido unanime di tulle le popolazioni italiane: grido, che diventava ogni dì più forte e minaccioso all’annuncio di tutte le violenze a che l’Austria trascorreva per comprimere le provincie soggette al suo dominio: grido che simulò in una chiamata allearmi universale, irrefragabile, allo scoppio della rivoluzione lombardo-veneta. Dovevano, potevano opporsi i Governi italiani a cotanta esplosione della volontà nazionale? Il Governo Sardo non rigetta la responsabilità dell’ aver cominciata la guerra dell’indipendenza italiana ; anzi crede doversene onorare , 110,1 già perchè abbia avuto 1’ ardire di gettarsi a una impresa così rischio-vole , ma perchè seppe secondare il voto dei popoli e far salve eosì e più sante ragioni dell’ordine sociale e dell’umanità. Tutti i Governi della penisola furono allora concordi con esso : tutti mandarono il loro contili' gente alla guerra: tutti fecero cosi manifesto, clic il voto della i&ilipcn' denza d’Italia era volo di tult’i popoli italiani.