4 6 ti. dere in tanto avvilimento, non gli avrei mai risparmialo F onta di farlo prigioniero in Milano ; per rispetto ad un principio che in faccia alle tendenze antimonarchiche del tempo credevo di dover proteggere anche nel mio nemico, non avrei dimenticato che Ira la dignità e la persona esiste ancora una gran distanza. Gli avvenimenti politici furono cagione che 1’ armistizio si traesse più in lungo di quello si prevedeva al momento della sua conclusione. Questo tempo fu dal Piemonte utilizzato a fare incessanti apparecchi di guerra. Fu un inganno, una frase e nulla più, allorché il re domandava un armistizio, pretestando intenzioni di pace. Egli non aveva peranco obliato la perdita della corona ferrea che già credeva di tener stretta in pugno, non imparato a sopportare il pensiero di vedersi così rapidamente precipitato dal sognato grado di gran capitano. Gli uomini moderati, di provati sentimenti pairii ed affezionali alla dinastia, furono allontanati dal gabinetto; al loro posto successero i più esaltati repubblicani, fantastici di nessuna abilità pratica e Milanesi intriganti, i quali spinsero il Re, meritevole di compassione, ai passi più estremi e rovinosi, talché ora, trascinato dall’ ambizione e dall* accecamento, arrischia la prosperità delle sue provincie ereditarie, l’esistenza della sua propria dinastia. La Gasa di Savoia, con una politica tutt’altro che onesta, ha spesso colto il momento di gravi lotte di cui l’Austria era occupata, come avvenne nella guerra di successione austriaca, per trarre a sé frazioni della Lombardia. Ma al possesso di tutto il regno fu primo Cari’Alberto, che osò pretendere. E su quali diritti appoggiò egii le sue pretensioni? Su nessuno. L’Austria possiede in Lombardia in forza di quegli stessi trattati a cui la casa di Savoia va debitrice del titolo e del possesso dell’isola di Sardegna. Forse sul diritto di conquista? Cari’Alberto non ha mai conquistata la Lombardia ; egli ha collo un istante che il paese era sguernito dì truppe per irrompere slealmente in esso, ma ne fu vergognosamente scacciato. Forse adunque sul diritto della libera elezione del popolo, della così detta fusione? Codesta fusione altro non è che una ribellione, un allo estorto illegalmente e violentemente ad un partito, un allo di cui tre quarti della popolazione anche adesso non hanno alcuna cognizione, alcuna idea. Cari’Alberto non ha mai goduto le simpatie della Lombardia, nè al presente le gode. Lo confessano gli stessi suoi geue' rali. Sì faceva assegnamento sufla sua armata, sul suo aiuto, e si lusingava perciò la sua vanità, la sua ambizione : allorché P armata fu battuta, le simpatie degenerarono in odio e nelle più indegne villanie. CI» vuol conoscere P amor dei Lombardi per Cari’ Alberto, visiti il palalo Greppi in Milano, e troverà le traccie di quell” amore nella soffitta del * camera dov’era Cari’Alberto, traforata dalle palle; legga la sua vergo gnosa fuga di notte buia dalla capitale de’suoi fedeli alleati lonflbai >, e domandi poscia se un re tanto disprezzato possa essere un re per e c zione del popolo? Giammai re fu trattato sì indegnamente qual fu CarP Alberto dai lanosi, e come può mai aver esistito o può per Faweuire esistere a|U0