465 Cari’ Alberto attraversò come in trionfo la Lombardia senza incontrare alcuna resistenza, tenendosi già per padrone di quella, perchè conosceva la differenza che havvi tra l’occupare ed il mantenere un paese. Al Mincio soltanto incontrò egli 1’ armata imperiale, e qui ebbe anche fine la sua corsa trionfale. Battuto, ripassò la Lombardia, fuggendo più velocemente di quando 1’ attraversava senz’ aver davanti a sé alcun nemico. Ancora una volta tentò egli,, dinanzi a Milano, di resistere alla vittoriosa mia armata; stretto nella città, era in mio potere di costringerlo a render le armi. La mia armata era padrona delle sue comunicazioni , e due giorni avrebbero bastato a rendergli impossibile la fuga da quella città. Gli avanzi dell’ armata nemica erano in disorganizzazione : io potevo star sicuro di non incontrare sulla mia marcia alcun imponente ostacolo, e tuttavia accordai al mio avversario un armistizio. Lasciai clic tutti coloro i quali s’ erano compromessi, che volevano togliersi al nostro dominio, s’ allontanassero , e Milano non faceva certamente conto di essere da me trattata qual fu con tanta indulgenza. Ma usando tal moderazione, credetti operare nello spirito del governo del mio Imperatore e sovrano. Io sapeva che 1’ Austria voleva sostenere il suo buon dritto, respingere un attacco sleale senza esempio, ma non volea far conquiste , nè dar motivo ad una guerra generale in Europa. E perciò ordinai che le vittoriose mie truppe s’ arrestassero alle sponde del Ticino. Non si tosto Cari’ Alberto si riebbe dal primo spavento delle sue sconfitte, ed in certo modo ebbe nuovamente raccolte ed ordinate le sue truppe, si tornò da capo coll’ antico giuoco degl’ intrighi. Sotto i più futili ed indegni pretesti non fu eseguita l’evacuazione di Venezia, e non si diè compimento all’ articolo IV dell’ armistizio. Mi vidi obbligato e costretto ad usar di rappresaglia , a trattenere cioè il parco d’ artiglieria di assedio che trovavasi in Peschiera, fino a che Venezia fosse sgombrata dalle truppe piemontesi, e la flotta avesse abbandonato il mar Adriatico. Alla perfine la fiotta lasciò bensì le acque di Venezia, non però per ritornare, giusta l’articolo IV dell’armistizio, negli Stati Sardi, ma per recarsi ad Ancona, donde prosegui ad appoggiare la sollevala Venezia. Cari’ Alberto consideravasi ancor sempre siccome legittimo padrone della Lombardia; di fuggiaschi lombardi formò egli una consulta gover-nativa, che emanò decreti quasi foss’ella il Governo legittimo del paese. 1 più sozzi e bugiardi bulieltini erano stampati al quartier generale del re , e con ogni mezzo diffusi nella Lombardia a fine di mantenere nel Popolo l’acciecamento e l’agitazione. Uomini scellerati, agenti di provincie sollevale dell’impero, vennero trattati dal re e dalle sue Camere quali inviali di potenza amica. Costo- 10 propagarono i più menzogneri ed incendiarli eccitamenti alla diserzio-lle fra le mie truppe ; disertori ed arruolatori illeciti rappresentavano quindi una parte importante al quartier generale del re. Se avessi presentito che la dignità reale doveva in Carl’Alberto ca-t. VI. 30