3G5 pochi anni fa mandava i soldati italiani in Zagabria ad uccidere i Croati combattenti per le proprie libertà ( questo pochi Italiani sanno, ma gli è troppo vero); così manda Croati a trucidare e rubare Italiani, Ungheri, Viennesi. All’inviato dunque d'Ungheria ch’ò in Parigi, io sempre rappresentavo la necessità di cedere e venire con gli Slavi a patti, di che pareva lo persuadesse l’esito dubbio della guerra e l’evidente utilità del consiglio. E vedevo ora con gioia come il prode Dembinsky, chiamato a capitanare le milizie ungheresi, ponesse per patto che, respinto l’Austriaco, sarebbero gli Slavi trattati dall’Ungheria siccome fratelli. Ad affratellarsi all’Italia era l’Ungheria già disposta, nè io qui posso dire quanto ho fatto a tal line: ma posso e debbo palesemente affermare che gli Slavi dall’intendersi con gli Ungheresi erano ora meno lontani che mai. Il soldato croato, arnese o animale da guerra, conviene distinguersi dalla parte colta della nazione, la quale da più di tredici anni combatte pei propri diritti e per le memorie e per l’idioma; combatte con la penna, con la lingua, col braccio, con la legge: ed eran desti quando gran parte d’Italia dormiva. Ed io mi glorio di avere anni sono con quegli uomini, amici di libertà, cospirato di cospirazione, come soglio, aperta e legittima, più legittima delF austriaca monarchia; e d’avere scritto su tale argomento un libercolo, che fu tradotto in polacco e in boemo, e parte in francese e in tedesco, e per tutta Europa, dove Sla\i sono, ebbe corso, ed ebbe l’onore dell’interdizione dall’imperiale censura. Il bano Jel-lacic è macchina tedesca aneli’esso, ligliuolo di madre tedesca, discordante da Lodovico Gay, eh’è il vero ridestatore degli Slavi Croati, i qnali del nome del Jellacic cominciano ad arrossire. Se dunque la conciliazione da me consigliata, patteggiala dal generale Dembinsky, si la; se Russia non inonda Ungheria, non tanto per amore dclTAustria, quanto per non lasciare che gli Slavi del mezzogiorno acquistino troppo vigore, e nella fiacchezza austriaca sorgano a libertà, ed alla Slavia del settentrione diffondano il contagio; i Polacchi, i quali finora s’astennero dal consentire agli Slavi del mezzogiorno per non offendere i prodi Ungheresi, si uniranno del tutto con gli altri fratelli, dai quali furono sino ad ora rimproverali di rimanere divisi. In Parigi mi cadde di potere con Slavi di varie stirpi, e con Francesi. amanti e Slavia ed Italia, trattare questo grande argomento, da cui forse dipendono le sorti d’Europa. E scrissi ad uomini autorevoli e feci scrivere perchè nell’esercito sla\o stesso insinuassero pensieri, se non d’umanità e fratellanza, ma di prudenza politica e mercantile. E qui dirò cosa, che desidero sia nota all’Austria e alla Europa. Nel giugno dello scorso anno quegli Slavi, cui tanti disprezzano e detestano, fecero il pensiero che doveva in prima esser nostro, di venire a trattato con gl’Ita-liani, e dall’Austria distaccarsi. E io stesso ho veduta la lettera che accompagnava l’inviato degli Slavi a re Carlo Alberto. Ma esso inviato non fece a tempo: il di della vergogna venne, e l’Italia s’è disfatta da sè. Austria intanto rammenti gli Slavi esserle sudditi pericolosi, e volerla ingoiare; e gli Slavi rammentino che servire al decrepito impero austriaco Per farne un giovane impero slavo, è credulità insieme e perfidia piena di maledizione.