— 86 — — Bella vecchiaia! Non c’è che dire!—esclamò Trutnev.— Pochi giorni fa, Paolo Matvieic ha ballato tanto che anche i giovani non riuscivano a tenergli dietro. E poi, anche gli anni non sono molti... — Ad ogni modo, in quantità sufficiente, — ribattè lo spietato Andrea lvanic. — Io, di persone come lui, ne co nosco parecchie. Uno cerca di tenersi su, quanto più può, si crede sempre giovine e, un bel giorno, si sveglia, si guarda nello specchio... un vecchione! Come nel giuoco del picchetto: conti ventotto, ventinove e poi... giù! d’un tratto, sessanta!... E, molto soddisfatto della sua lepidezza, Andrea lvanic se ne andò a portarla in giro per il circolo. In quel momento suonavano le nove al grande orologio del salone. Io balzai in piedi e mi precipitai nella strada con tanta precipitazione come se temessi di giungere in ritardo alla ferrovia per la partenza del treno. « Alla Ser-ghjevskaja; di carriera» gridai al cocchiere, saltando nella slitta. Perchè, poi, le cose andassero così, non ne so proprio nulla. Mi prese d’un tratto un desiderio pazzo di vedere Lidia. Soltanto vederla, e nulla più. Non le parlerò ; me ne starò seduto con Maria Petrovna. Di fatto, che piacere potrebbe provare Lidia nel contemplare il mio viso stanco, abbattuto? Intorno a lei vi sono tutti volti così giovani, allegri... Ma contemplar lei... questo si può. A nessuno è vietato di contemplare il sole, le stelle, la cupola di Sant’Isacco Dalmata. (1) Così andavo fantasticando nella mia slitta; ma anche questo modesto mio desiderio non era destinato a trovar soddi^ sfazione. Il portinaio mi disse che i giovani signori, allora allora, appena tre minuti fà, erano usciti in trojka, e che (1) La più grande ed importante cattedrale di Pietrogrado. N. d. T.