621 i8 Aprile. SULLE FUTURE INTENZIONI DEL RE CARLO ALBERTO Nel Giornale anno 1.° n. lo intitolato il LIBERO ITALIANO è comparso un articolo del cittadino Cesare Levi, in cui sul sentiero che finora ha percorso, e che continua a percorrere coll’armi il Re di Piemonte Carlo Alberto nelle Provincie Lombardo-Venete, veggonsi sparsi semi di diffidenza e sospetto per le future intenzioni di questo Principe. Se quell’articolo fu mosso nel Levi da una personalità che per avventura si trovi egli avere contro di Carlo Alberto, noi diremo in tal caso che il Levi misura male le posizioni e che 1’ ascesa che gli tocca a fare è troppo difficile. Se all’ opposto fu mosso dall’ idea leale e serena di far del bene al-P Italia collocandola in una prevenzione politica, noi diremo in tal caso che 1’ eiretto torna sconcio e sciancato allo scopo prefisso. L^ analisi sulla condotta in passato di Carlo Alberto è una analisi oggidì fuor di selciato. Alili tempi allora, allri adesso. Non paghiamo al carattere di Carlo Alberto ciò che deve essere invece pagato alla sua politica. La situazione dell’Austria verso ITlalia era ben nei tempi addietro profondamente diversa da quella che è al presente. Una dimostrazione che Carlo Alberto avesse falla in addietro contro la in addietro Austria potente sarebbe stata immatura, mal calcolato il momento della Redenzione Italiana. Lungi dal poter fugare d’Italia la vecchia Aquila Austriaca, egli l’avrebbe iuvece veduta dispiegare più largo il volo verso il Monte Cenisio. Ed i voli dell’ Aquila Austriaca (lo sa Italia, lo sa il Mondo) sono voli di sangue e di vendetta. Il tempo cambiò al presente le cose; affilala la sua falce alla cote invincibile del progresso, cominciò il tempo a scucire con quella sua falce ia veste arlecchina che per più secoli ha potuto coprire il gigante di cui con irrisione universale vedremo fra poco le nudità. Milano si è chiusa per ben cinque giorni nel suo valore e nella sua vendetta. Alzò fuori dai tetti la mano con un pugnale che grondava di sangue. Quella mano, quel pugnale, quel sangue lu seguo a Carlo Alberto. Conobbe l’ora matura e si slanciò qual veltro per compire con «n soccorso quella liberazione che era stata dai Milanesi si gloriosamente iniziata. Non bisogna illudersi. Liberata da se Milano, liberata da se Venezia, li due Capi della grande Catena, noi vorremo anche cedere alla credenza che come quelle due Città Madri, così potessero essere liberate un giorno del pari le cillà figlie e li loro territorii. Ma lunga sarebbe stata la lotta, molto il sangue, Tesilo addentellato da angustie e fluttuazioni intermedie. Il concorso e soccorso di Carlo Alberto fu il vento che è venuto