719 26 Aprile. (dalla Gazzetta) La lettera di Nicolò Tommaseo, alla quale Alfonso di Lamartine faceva la risposta, che abbiamo recata ieri, è del tenore seguente : Quando ci rincontravamo in Parigi, voi poeta e oratore illustre, io profugo oscuro, non pensavamo che dovremmo un giorno trovarci ministri di due repubbliche. La conformità degli uffizi non toglie la grande disuguaglianza dei meriti; ma mi rende più ardito a rivolgervi questa parola fraterna. Voi amate l'Italia, e la difendeste infelice: le nostre gioie son dunque le vostre. Noi onoriamo nella nazione francese quell’istinto di generosità coraggiosa che aspira alle cose grandi, come a suo necessario elemento. E già sappiamo che il vostro cuore è con noi; e ve ne ringraziamo col cuore. La più augusta, la più solenne delle feste, quella dell’insigne patrono della nostra città, il cui nome glorioso fu per tanti secoli il grido di guerra e di vittoria d’un popol d'eroi; al cui suono gii animi, oppressi e illanguiditi da lunga e vergognosa servitù, si scossero e rinfiammarono; la festa di S. Marco, consacrata da tante splendide ricordanze della patria, salutata con pianto nel silenzio da più che un’intera generazione, a cui la speranza d’un sì miracoloso risorgimento era certo proibita; questa pàtria festa ieri si celebrava, più ancora che colla religiosa cerimonia de’ rili, col battilo di tulli i cuori. Chi vedeva sulla porta della Basilica di s. Marco l’immagine del gran santo, e ne leggeva la semplice e toccante iscrizione , in cui si pregava il suo possente favore sulle opere di questi devoti suoi figli e de’ figli di tutta l’Italia; chi a quella vista , per tanti anni dalle straniere paure vietata , non sentiva la gioia d’esser libero, d’appartenere a libera patria, ben egli ha l’animo chiuso ad ogni gentil sentimento, ad ogni senso di dignità umana, quando tutto intorno, nelle idee di libertà e d’indipendenza, il secolo si rinnova, e Venezia redenta or può rialzare, con le altre sorelle città , altera la Ironie ! E questo giorno, sì memorando e sì sacro, fu appunto assegnalo a un grand’atto, la benedizione e il giuramento alle nostre militari bandiere ; italiane bandiere , che spiegheremo animosi nel nome della italiana unità. Alle 10 ani., si condussero quindi nella nazionale basilica di s. Marco il Governo provvisorio e la Consulta, mentre ivi già era adunato lo stato maggiore di tutti i corpi delle nostre milizie. Innanzi il seggio di Sua Em. il Cardinale Patriarca , si schierarono i dodici vessilliferi colle bandiere de’ corpi respetlivi ; ognuna delle quali era accompagnata da un uffiziale e da una matrina. Una fra queste a se volgeva gli occhi di tutti, e a lei dinanzi 1’ augusta e già commovente funzione acquistava non so Cittadino ! 26 Aprile.