448 9 Aprile,. (dalla Gazzetta) IL COTERNO PROVVISORIO 1)1 MODEM, REGGIO, EU. Dal palazzo comunale, Modena 6 aprile 1848. AI FRATELLI VENETI. Voi, giorni sono, con affettuosa sollecitudine ci avete scritto, chiamandoci col dolce nome di fratelli • e noi che pure abbiamo rivolti tulli i nostri desiderii e F operar nostro verso il più possibilmente sollecito e compililo bene della comune nostra Madre, con tutta l’anima vi ringraziamo di questo caro e spontaneo pegno dJ amore ; e fraternalmentc vi mandiamo contraccambio di uguale alleilo. Generosi e prodi fratelli della Venezia, possiate voi essere prestamente felici del tutto, e liberi da qualunque timore di straniero nemico ; che ben ne siete degni in faccia al mondo, e per 1’ antica gloria non solo, ma per il valore eziandio, con che voi avete saputo scuotere il gravissimo e prepotente giogo di Gasa d’ Austria. Voi ben dite che ora a lutti ci abbisogna assoluta concordia di volontà e di forze; giacché al certo sarebbe danno graxissimo in questo solenne momento, in cui rapidamente per noi si va compiendo una lotta di secoli, non ascoltare la voce severamente educatrice del passato, e non ¡stringerci insieme con concordia di fratelli, onde liberare una volta per sempre il lieto c glorioso terreno, datoci ad abitare dai nostri padri, dalla presenza del vituperato straniero. Quando saremo assolutamente padroni di noi, quando colla spada alla mano avremo chiuse le porte d’Italia a coloro che per un così lungo tempo ci oppressero; in allora, o fratelli della Venezia, possa Dio giusto e clemente adempiere il vostro santo volo; che cioè noi lutti siamo per essere non solo Italiani, non solo concordi, ma uniti. Ben intendete che spelta al paese decidere delle sue sorti a più compiuta maturità di falli. Frattanto però state cerli che noi desideriamo, con tutta la forza dell’ animo nostro, questo sacro, possente e sospiralo vincolo d’italiana unità, per quanto egli sia effettivamente possibile, quau-d’ anche noi avessimo a cedere alcuna parte dei nostri vantaggi. Eziandio abbiate per fermo clic in ogni caso sarà del debito nostro farvi conoscere, ove bisogni, lo stalo delle cose. Sempre poi con ogni sollecitudine noi daremo opera per mostrare la sincera nostra amicizia a quella Repubblica, la quale, compagna al fiorir primo della civiltà cristiana, in mezzo a miracolosi eventi d’improvviso è risorta nei giorni appunto, in cui la parola di Cristo, iniziatrice di libertà nelle antiche nostre comuni, di nuovo ha risonalo in tutta la sua purezza e potenza nella voce e nella benedizione del grande iniziatore del nostro presente risorgimento, l’immortale Pio IX. Accogliete, o fratelli, il nostro cordiale saluto. Malmusi — Giovamnini — Ferrari — Gio: Mingiielli — I*. Peretti. Il Serjr. SNicomede Bianchi,