m S. M. Carlo Alberto, a dimostrazione della parte che prende alla causa nostra, eh’è la causa comune d’Italia, ha promesso d’inviarci l’illustre maggiore generale cav. Alberto della Marmora, comandante della Scuola di Marina in Genova, che ci giovi coll’ opera e col consiglio nel-1’ ordinamento delle nostre milizie. Lo stesso inviato poi recava quelle notizie, clic si sono pubblicale nel bulle!lino della sera di ieri. ---nyajiwV HmmìTìit—*-- » M Aprile. (dalla Gazzetta) Un corriere reca quanto segue : Al 9 aprile erano a Piacenza 7000 Piemontesi, fra cavalleria ed infanteria, con 12 carri di munizione, e si approntavano a passare il Po per dirigersi alla volta di Lodi. Nel giorno stesso, entrarono in Modena 1200 uomini de’ corpi franchi Toscani, diretti per la Lombardia, e ne attendevano altri 4800 per muoversi di conserva. Fino dal giorno 7 corrente giunse a Milano il figlio del duca di Parma, scortato dalla guardia civica, che lo aveva arrestato sullo stradale di Codogno, pel quale correva su modesta vettura, vestilo da privato, con un suo compagno. Jeri (10 aprile) si attendevano a Bologna 800 soldati ungheresi, formanti parte dell’ armala austriaca della fortezza di Piacenza, i quali avevano a passare disarmati per recarsi sul mare ed imbarcarsi per la lor patria. II generale Durando pubblicò in questa occasione il seguente ORDINE DEL GIORNO ALLE TRUPPE DI LIPCEA, CIVICA, E DI VOLONTARI!. Soldatil Oggi giungerà in Bologna un corpo d’ ottocento uomini, appartenenti all’ esercito austriaco. Essi sono bravi Ungheresi, che, circondati da ogni parte, hanno rinunziato ad una difesa inutile, e perciò condannata dalle leggi de’popoli civili e dell’umanità; e sotto la fede d’una capitolazione giurata d’ ambo le parti, e colla quale promettono non portar più le armi contro la causa italiana, vanno ad imbarcarsi per ritornare alla loro patria. Essi sono posti sotto la salvaguardia dell’ onore Italiano, e ad uomini quali voi siete so che non abbisognano allre ragioni per convincervi eli’ essi dovrebbero essere scrupolosamente rispettati, ancorché fossero i nostri più accaniti nemici. Ma la generosa nazione, alla quale appartengono, non è nemica all’Italia; è stata piuttosto sua compagna di sventura, e le sarà altrettanto compagua nel risorgere ora a nuova vita di libertà e d’indipendenza. Il corpo d’Ungheresi attraversi dunque tranquillamente questa pro-. 'meia, e >i trovi tal contegno che, ritornando a’suoi paesi, possa dire: La nazione Italiana sa combattere ardila i nemici della sua indipendenza, e sa altrettanto rispettare le leggi de’popoli civili? ed c degna veramente riporsi in capo la sua antica corona.