753 ni, li quali potranno o rafforzare, o cangiare 1’ odierno vostro modo di vedere, ciò che credete più vantaggioso al bene comune, che questo ò dovere di buon cittadino; meditatene in silenzio gli effetti; istruitevi sul-li bisogni, sulle risorse del vostro paese; indagate quali sieno le persone che pei loro lumi, pel loro patriottismo puro soddisfar ponno meglio degli altri alle comuni esigenze, con essi affratellatevi, comunicate ad essi li vostri desiderii, le vostre speranze, modificate o rafforzate col soccorso della loro esperienza le vostre idee, e preparatevi così con una buona scelta nelle elezioni, che sarete chiamati a fare la composizione di una assemblea d’individui, che devenga a statuire quella forma di reggimento, atta a far ottenere col vostro il comun bene. Tacciano intanto queste come dirsi inutili gare, ed ogni cura sia rivolta al grande, santo ed unico scopo della nostra liberazione. Non si controoperi con tale vista alle misure che vengono prese per conseguirla, ma si assecondino a tutta possa da ogni classe di cittadini. Chi si vedesse parzialmente gravalo rimetta ad altro tempo le proprie querele, che distolti da più urgente pensiero, non potrebbero queste con animo pacato essere convenientemente valutale. Si è questo un sagri-licio necessario sull’altare della patria. Non si alteri con inopportuni ed offensivi scritti quella unione fra i cittadini, che solo costituisce la forza connine, dacché veglia a tutela generale il patriottismo dei magistrali. Concorrono i lùnzionarii pubblici colle loro veglie, colle opere loro, colla loro energia a mantenere la pubblica fiducia a loro riguardo. Chi impugna le armi a difesa della patria, santa e bella impresa, si ricordi che nel farlo una grave responsabilità pesa su di esso, quella cioè di fare tutto ciò che confluir puole al suo bene, di ommettere quanto può riescirle di danno. Il coraggio, il valore sono beile ed indispensabili doti, ma maggiori forse Io sono la disciplina, e l’obbedienza; se le prime sono utili alla difesa della patria, 1’ ommissione delle seconde torna a suo svantaggio gravissimo, mentre toglie quella forma centuplicala che risulla dall’ unità delle operazioni. Eccitino a tale onorevole impresa le voci dei ministri del santuario, quelle del sesso gentile di sì allo sentire nelle politiche commozioni, assecondino uu tale divisamenlo, tulli quelli che amano \eraceinente la pairia, chi con sacrificio momentaneo di parte delle sue dovizie, chi col tributo dei proprii lumi e della esperienza acquistata nelle guerresche faccende, chi coll' opera propria, ognuno, a seconda delle proprie forze, e con tale concorde unione di volontà e di pensieri potrà solo conseguirsi la nostra liberazione senza cui nessuna sorte di indipendente reggimento potrà mai sperarsi. Venezia li 16 aprile 1848. Viva l’Unione, Viva la Indipendenza, Viva l’Italia! Il libero cittadino ANTONIO SANFERMO. 48