575 il povero cieco quasi inconsapevole veniva a destituirsi; nuovo genere di suicidio morale consigliato, costretto dal paterno governo, che mesi fa ci reggeva. Protestiamo pure contro la violenza fatta ai Canonici , che tremanti, atterriti raccoglieva in una stanza segreta, e sbuffando d'ira e di minaccie, con altra carta, li obbligava di dare la loro forzata adesione al suo iniquo operato , lusingandoli che fra Ire mesi verrebbe altrimenti provveduto ai bisogni della Diocesi , e dichiarando che ciò si faceva soltanto per salvare l’onore del Patriarca, cioè per salvare l’onore di un Patriarca imbecille e corrotto , si calpestava l’innocente, si violentavano le coscienze, conculcavasi la Legge ecclesiastica e civile. — Contro la gesuitica umiltà, arlilìziosa moderazione del Rizzolati , che ad orpello e delusione dei semplici , pochi giorni dopo la sua promozione portavasi dal Patriarca, fingendo di voler rinunziare, e lo scrupoloso Patriarca , interprete , diceva egli , della volontà del Signore , lo costringeva, in virtù di santa obbedienza, a rimanere al suo posto, volendo così dare ad intendere essere decreto del Cielo, ciò che era effetto manifesto d’ambizione, d’intrigo, d’interesse e di corruzione. — Contro l’òrda gesuitica di preti indegni ed ipocriti colla quale il Rizzolati ha invaso la nostra diocesi, promovendo pericolosi soggetti, che per relazioni di parentela e di patria , per titoli di spionaggio , di servilità o d’ignoranza, giungevano a conseguire la sua protezione , ed egli in onta della Giustìzia e de’ Canoni li preponeva ai migliori benefizj, ai posli più cospicui, lasciando nell’abbandono e nell’avvilimento chiunque o per sincere virtù, o per indole generosa e solido ingegno potesse fargli paura. Protestiamo infine contro tutti i vili fautori del Rizzolati, contro gli uomini dell’intrigo e dell’ipocrisia, contro i nemici della Religione, della Patria e della libertà. Invochiamo sull’afflitta nostra Diocesi la Giustizia di Dio e la protezione del Governo, desideriamo che cresca in mezzo di noi una generazione di preti virtuosi e sinceri; che i posli sieno riserbati al solo merito in vantaggio della Chiesa e della libertà ; e promettiamo agl’illustri Presidenti della Repubblica di cooperare noi pure al grande edifizio della libertà italiana, perchè siamo convinti che la Chiesa di Cristo senza libertà non può innalzarsi a quei gloriosi destini, a cui il suo Divino fondatore fin dal giorno della creazione l’ha invitata. 46 Aprile. SULLA LETTERA -12 C0MMT1 AMILI Del Cittadino GUGLIELMO D’ ONIGO al Presidente del Comitato di Treviso. Il maggior cancro che rodesse l’Italia fu senza dubbio il Municipalismo ; ma il germe di questo fu sempre la vanità e la prepotenza, d’onde 1 personali rancori che inimicavano i Cittadini d’un Municipio con quelli dell’altro, e slaccavano Città da Città dissolvendo in brani il bellissimo