G57 La caduta della Veneta Repubblica sul finire del secolo diciottesimo, produsse nel cuore di questi poveri, ma fedeli alpigiani dei Sette Comuni grave dolore, perchè con essa vedevano mancare quelle utili e quasi necessarie provvidenze, che in ogni tempo loro erano accordate, a suppli-mento della sterilità del suolo da essi abitato. Vero che, sul principio del cessato regime paterno, l’amantissimo padre de’popoli Francesco aveva data una risposta, da cui sembrava ch’ei volesse repristinati i vecchi pri-vilegii ; ma la graziosa decisione alla supplica scritta, ed alla risposta data: sarete quelli di primavenuta dopo il brevissimo tempo di cinque anni, tolse ogni speranza, degnandosi di decretare con paterno amore : osta alle massime .... Questa popolazione cresceva, ed al suo maggiore sostentamento non altro mezzo vi era che il prodotto de’suoi boschi; e la paterna bontà del principe, non avendo potuto renderli di regio diritto senza offendere troppo apertamente la giustizia, provvide con leggi forestali tanto opportune alla distruzione dei medesimi, che nulla più. Ma intanto la voce penetrante del Sommo Pio scosse Italia, e questi alpigiani ne sentirono anch’essi subito gli effetti prodigiosissimi. Ancor prima che altrove, sulle rovine dell’aquila grifagna posò qui tranquillo il veneto leojie, e in ogni magistratura egli addita la risorta Repubblica, che certamente saprà provvedere assai meglio ai bisogni urgenti di questo popolo, a lei fedelissimo, come fanno sicura fede quegli esterni segni di dolcissima fraterna carità, dimostrati dal prode preside Manin ai sappre-seutanti questi comuni, quando offrivano alla Repubblica la loro adesione e servitù, il giorno 44 del mese corrente. La tricolorata bandiera qui pure inalberata, qui fatta comune la causa degl’ Italiani fratelli, qui giurato di cader prima sotto il ferro che sotto straniera dominazione, fanno testimonianza ben chiara, che l’alpigiano deJSette Comuni difenderà sì quei confini che potrebbero aprir l’adito al nemico, ma non sarà mai meno virtuoso e fedele che sotto il giogo tedesco, di cui l’ipocrisia, mista al tradimento, più chiari della luce^ empierono questi animi di un’avversione interminabile. Quantunque profondamente grati dell’onore immeritato d’averci eletti con nostra maraviglia a seder tra’ Consultori; Quantunque commossi nell’anima dalle generose e fraterne parole, che coti impeto santo d’affetto furon volte alla nostra bella e infortunata città ; Quantunque esultiamo nel cuore al sentir questo inivito, il quale po-h'à, a tempi mutati, esser germe fruttuoso di amore efficace, e di splendida concordia ; Viva V Italia ! Viva Pio IX! Viva S, Marco ! 21 Aprile, Gazzetta) il, GOUMO PEOWIMIO DMA RIPUBBLICl VEIBT1 ■ WWW* 42