749 non pretendere propriamente se non ciò che natura le ha dato, cioè le sue naturali frontiere dal Varo al Quarnero; del rimanente, non domandare se non buona vicinanza e amicizia. Una lega commerciale e doganale perfetta fra Italia, Dalmazia, Ungheria e Croazia poter mettere in continua e profittevolissima comunicazione il mar Nero con l’Adriatico, il Levante col Ponente, le Indie col Baltico, il Po col Danubio. Nessuna ambizione e interesse avere l’Italia d’uscire de’suoi confini, nessuno di conquistare e predominare sulle popolazioni slave dell’Albania, della Servia, della Bulgaria; nè contra l’ambizione di lei potrebbero essi popoli rinvenire altro migliore e sincero alleato, fuorché l’Italia, imperocché il Russo aiu-terebbeli per farli soggetti; il Turco è barbaro e inerme; la Francia troppo remota .... Roma, 20 aprile 4848. TERENZIO MAMIAN1. Fratelli Italiahi! Concordi abbiamo alzato un cantico di gioia all’apparire della stella rigeneratrice dell’Italia; concordi abbiamo sempre gridato con tutta l’espansione del cuore Viva Pio Nono, il sommo Riformatore; e questo grido penetrò nelle gole delle nostre montagne e nell’ampiezza del nostro cuore. Quello, che dapprima si credeva delirio di riscaldata fantasia, venne a poco a poco a dimostrarci la verità: che da Roma, cioè, si volea l’iniziativa dell’italiano movimento. Questa città novella, sorta per industre commercio, salutava aneli’essa l’apparizione di questo sole illuminatore delle nazioni, e quivi pure battono i cuori di caldo amore per la nostra causa, quivi pure si pianse alle sventure lunghe e troppo ingiustamente sofferte dai fratelli italiani; ed ora invano si tenta da taluni di voler far credere a viva forza che in altro modo si pensi e che si sprezzi la santa e giustissima causa della italiana indipendenza. La lunga ed inveterata nostra schiavitù, che forse in tutte le forme non pesava così gravemente su di noi, ci avea resi quasi inerti, e più ancora il contrasto troppo spiegato dell’elemento tedesco c’impediva e c’impedisce di manifestare apertamente la nostra opinione. Fratelli Italiani, voi sapete che ci regge ancora l’Austria, e che l’Austria, quantunque all’agonia della sua esistenza politica, cerca ogni mezzo inonesto per non perdere questo brano di terra italiana, onde aver sempre una certa (benché piccola) padronanza sul mare, onde essere più vicina a voi per guardarvi, non fosse altro, con bieco occhio e per piangere (se il pianto può sgorgare da quella efferata genia) la perdita delle sue più belle, più care e più lucrose provincie. — La nostra posizione è infelice, lo dobbiamo confessare ; ed è per questo che a voi domandiamo soccorso e presto, poiché noi apparteniamo per ogni diritto alFItalia, poiché noi ci vantiamo, a dispetto del nostro governo ed a nostra gloria maggiore, ci vantiamo, lo replico, d’essere Italiani, e noi vorremmo poveri appartenere a voi, anziché ricchi e carchi d’oro far parte di uno stato decrepito ed infamato dall’intera umanità. Altamente si gridi da tutti e da per tutto: Trieste ha bisogno di soccorso; colà pure ge-