766 10 non credo la esistenza dell’ idolo. INego il ministero che al cullo mi si apporrebbe. Dichiaro vile al cospetto della patria chiunque abbia fondati motivi per accusarmi la regia fede e noi faccia pubblicamente colla stampa. 11 maligno sussurar nell’ orecchio, ove si ha il dritto della libera parola non è da onesti repubblicani, ma da spie austriache. Della ridicola imputazione non mi dolgo, che, lascio all’onesto che mi conosca giudicarmi dalla mia vita e da’ miei scritti. Se non fosse perchè non voglio abbandonare in preda alla tristezza dei nemici della patria e miei quella parte di onesti repubblicani che non mi conosce, sdegnerei di soggiugnere un cenno. È unicamente per ciò eh’ entro in argomento. Questa non è discolpa, è presidio di difesa contro l’arme proditoria dell’ assassino. Agli onorati repubblicani io parlo. Con chi non sia tale saprò usare alla sua volta di qualunque logica convenga. Italiani! Quella parte di cittadini distinti che nata colla nostra redenzione a mezzo il dì 22 marzo io mi amicava con alcuni miei scritti; quella parte di essa che lorda delle colpe di patria, sa essere serbata a giorni migliori per dover comparire al Tribunale del popolo tratta dalla mia franca penna, lenta rendermi la onorata rappresaglia che è propria di lei. Io però non la temo, e saprò a tutto costo pugnare perchè sono tranquillo che nessuno può accusarmi alla patria. Sappiate del resto eh’ io sono quel realista che sotto la ferocia dell’austriaco portava scoperto il tricolore in petto; che certo tra primi me lo posi sul capo il dì che poco appresso colle armi alla mano pugnai sul San Marco contro 1’aggressione dell’austriaca bajonetla ; che in tutte le occasioni dell’ interesse di patria feci non ultimo, prima e dopo il 22 marzo la mia parte di onesto Cittadino. Sappiate eh’ io sono quel realista che con poche mie linee, da Voi bene accolte, osservava al Governo il dono non gradito di un Prefetto di Polizia colle attribuzioni del già cessato direttore generale di Polizia, il quale in brev’ ora cadeva coi ministri raccomandali al pubblico favore. Sappiale ch’io sono quel realista il quale al Governo osservava la improvvida dimissione con armi, bagaglio e danaro, dopo il patito tradimento, di quel Kinscliy parte più robusta delle armi che invase il Friuli e verrà minacciante sul Piave. Sappiate eh' io sono quel realista che il dì della cerimonia tra le bandiere Italiana e Sarda, montato sui gradini della residenza Consolare vi rammentava non essere per noi il Re Carlo Alberto che il duce glorioso delle invitte armi dei nostri fratelli Piemontesi. Sappiate eh’ io sono e mi glorio di essere repubblicano, non secondo al migliore tra tutti. Che pei favori eh’ io mi attendo dalle regie corone amo tutti i Re dell’amore che portai e porto all’ex nostro Re Ferdinando I. d’Austria, ultimo per noi. Che però non mi sento capace di disconoscere, uè mai disconoscerò, il bene inestimabile che l’unico Re di sangue Italiano Carlo Alberto co’suoi prodi, e gli altri Italiani tutti portano alla causa di questa travagliata dal barbaro parte d’Italia. Questo debito però noi lo paghiamo colla gratitudine nè ci deve legare più in là. Quando saremo liberi si penserà al resto.