675 22 Aprile. (dalla Gazzella) GOMMO PIOTOMO DELLA REPUBBLICA OTTA Generale ! Ci è grato il sentire che le armi capitanale dal vostro valore siano pronte al soccorso di queste provincie, che da tanto tempo lo aspettano, e verso le quali, promettendolo, abbiamo impegnata la lede nostra. ¡Nei mandarvi prontamente la somma delle cento mila lire da voi, generale, richiestaci, crediamo del dover nostro dichiararvi apertamente che, se parte delle milizie guidate da voi occorrono, come voi saggiamente pensate, a proteggere la città di Vicenza, e far più valide le mosse dell’eser-cito piemontese; una parte, e non la minima, d’esse milizie è necessaria al Friuli, a difendere la linea dell’Isonzo scoperta al nemico, che ogni di ingrossa, e potrebbe, lasciando Palma da parte, correre a concertare i suoi movimenti col restante delle armi che tengono Mantova, Peschiera e Verona. Questo si vede essere il disegno degli Austriaci: disegno, che, solo potendo salvarli daH’imminente pericolo, eglino si sforzeranno di mandare ad effetto al più presto, vincendo la solita loro tardità. Se si lascia scoperto di milizie regolari l’Isonzo (dico di milizie regolari, le quali solo possono, resistendo a milizie regolari, risparmiare molto sangue, e decidere la contesa) se si lascia, dico, scoperto l’Isonzo, si abbandonano al solo loro coraggio le genti animose del Friuli, che tanto hanno meritato fin qui dell’onore d’Italia; si dà campo al nimico d’incrudelire; si dà luogo al reslo d’Europa di giudicare o sospettare che a cpiesto moto memorando d’Italia sia mancata la concordanza degl’intendimenti e de’voleri; che laddove era maggiore la necessità del soccorso promesso, ivi appunto iì soccorso promesso sin venuto meno. Dell’onore del nome piemontese e pontificio, dell’onore del nome italiano si tratta. Ogni indugio potrebbe far perdere il merito de’sacriik-ii, la lode della vittoria. Noi, che da secoli siamo dissuefatti dall’armi, legati il braccio e il pensiero, noi non ci vergogniamo di stendere la mano a fratelli più agguerriti di noi, a fratelli che ci obbligarono la sacra ior fede; di tendere la mano, dopo aver fatto ogni possibile per armarci, munirci, ordinarci, rinnovare a un tratto noi stessi. Deila nostra leale riconoscenza, le milizie piemontesi e le pontificie, e i principi loro, non possono dubitare : noi nella vostra leale e sollecita cooperazione, o generale, con fraterno animo confidiamo. Il Presidente MANIN. PÀÒLUCCI. M Segretario J. Zlmumu. 22 Aprile. {dalla Gazzetta) Leggesi nel Conslitutioiuial del li: » La lentezza delle operazioni militari del re Carlo Alberto compiendosi appieno. Egli ha di contro uu