722 Quale dunque non lu la meraviglia ed il dolore di S. 31. vedendo, al contrario, che fu scelfo appunto quell’ istante per gettarvi negli orrori della guerra, soltraendovi all’ effetto delle benevoli intenzioni dello stesso sovrano, che all’ epoca della sua incoronazione avevate accolto con tanto giubilo e cordialità? Italiani del regno Lombardo-Veneto ! La sorpresa d’ un assalto da parte vostra in un momento in cui tutto v’invitava a porgerci la destra; l’inaspettato cangiamento d’una potenza dichiarata amica, volta in silenziosa aggressione, impose alle truppe imperiali la necessità di concentrarsi iu forti posizioni, onde rivendicare i diritti sovrani ed internazionali. L’entusiasmo di tutte le altre popolazioni sotto lo scettro della M. S. presterà i mezzi per raggiunger tale scopo, e voi stessi riconoscerete troppo naturale, che non v’ è sforzo che non debba farsi per conseguirlo. Pensate che, ad ogni modo, se nelle guerre mal sicura è la vittoria, dubbioso 1’ esito finale, è certa però sempre la devastazione delle terre, il ristagno del commercio e dell’industria, la decadenza delle scienze, delle arti, e la mina d’ ogni ben essere per lungo tempo. Pensale a ciò, come pensò il Sovrano, che a voi m’invia ministro di pacificazione. Io vi assicuro in suo nome che nel nuovo ordine di cose ora introdotto nella monarchia voi goderete ampiamente i vantaggi politici, nazionali ed intellettuali ai quali avete aspiralo ; goderete di libertà e di guarentigie corrispondenti ai vostri bisogni, alla lingua, all’ indole ed alla nazionalità vostra, che verrà nel più largo senso protetta. L’Amministrazione sotto la superiorità dello Stato sarà a voi stessi affidata; le leggi si formeranno sotto la vostra influenza; la stampa sarà libera; saranno alleviate specialmente quelle imposte che pesano sulle classi meno agiate e più numerose. Non sarebbe imprudenza voler acquistar con le armi quello che vi sarà accordato senza gli orrori della guerra ? Non vi lasciate dunque illudere e sedurre da uno spirito di agitazione che sarebbe una debolezza non degna di voi ; ma anche in seno ai sovvertimenti date campo alla riflessione; che la forza del vostro animo n’ è capace. Venite con confidenza dal vostro Sovrano, e siate certi d’ essere accolti come un padre può accogliere dei figli che non cessò mai di amare. Si cancellino dalla memoria i torli passati, e si restituisca 1’ edificio della vostra riunione coll’ impero su basi solide per garantire la vostra floridezza e nazionalità. Accoglierò con piacere le proposizioni che le vostre Municipalità nn faranno pervenire a tale scopo per mezzo dei vostri deputati, i quali al-P uopo si rivolgeranno al Generale comandante il rispettivo corpo delle I. R. truppe, che io seguirò, onde ottenere dei Salva-condotti per recarsi da me. Gorizia li 19 aprile 1848. FRANCESCO Co. DI HARTIG.