73 sicché 1111 milione circa fu distribuito a quelli che importavano viveri, specialmente dalla Romagna. Certamente, il Governo non avrebbe mancato di fare per suo conto molti ulteriori acquisti di grani, se avesse avuto materialmente modo di provvedersi di denaro effettivo. Ma sapete quante crudeli delusioni ebbe a soffrire il Governo. La Romagna, che ha un forte debito verso di noi, aveva promesso di mandarci 100,000 scudi, e non ne mandò che 30,000 in carta monetata. Questi furono tutti distribuiti dalla Commissione annonaria a quelli, che (»orlarono farine e bovi dalla Romagna. Il Piemonte, che ci aveva promesso 600,000 lire al mese, da gennaio in poi, non ne spedi che 200,000, e siccome eravamo creditori di 435,000, spese nel ristauro dei suoi bastimenti, si può considerare come nullo il sussidio avuto da quella parte. Genova aveva promesso un milione iu effettivo, e pur quello ci mancò. Cosicché, abbandonati da tutti, noi abbiamo lottato, si può dire, senza mezzi contro difficoltà le più gravi. Però, anche per la circostanza dei cambi, che la Commissione annonaria offeriva a quelli, che importarono viveri, nascevano naturalmente molle querele, perchè molti necessariamente ne rimanevano esclusi. Ma quelli, i quali credono che in questi ultimi mesi non sieno entrati molti viveri iu Venezia, si convincerebbero ben facilmente del contrario, esaminando i molli reclami di coloro, che non poterono essere esauditi nelle loro domande di cambio, non per mancanza di buona volontà, ma per fisica impossibilità di soddisfarle. Il risultato però di tutti questi falli fu questo, che al principio del blocco, vale a dire nell’aprile 1848, avevamo iu Venezia lo stesso approvvigionamento che in aprile del corrente anno: fatto questo di grande importanza, che sparge molta luce sulla condotta della Commissione annonaria, essendo pur qualche cosa il conservare, dopo tanti mesi e ad onta di tante difficoltà, intatto il deposito. £ questo fu ottenuto, impedendo ai proprietarii dei grani di macinarli, affinchè tutte le farine, che ti consumassero, dovessero essere importale dall’estero senza pregiudizio del deposito. Questo fatto stesso però fu cagione di molte e giuste querele, perchè i proprietarii dei grani dicevano: voi mi obbligate a non esportare la mia merce, a tenere infruttuosi i mici copitali, a conservare a mie spese questi generi, a lasciarli deperire. Pure, ad onta di tutte queste querele, il Governo insistette ed ottenne il bellissimo risultato di avere in città dopo tanti mesi, la stessa quantità di grano, che vi si trovava in principio della guerra. Di più, per taluni oggetti importali, sia per la via di mare, come dalla lerrafcrma, si diedero premii, e si tolsero tulli i dazii anche di uscita, aprendo 1’ adilo a un grande commercio rolla terraferma di zucchero, caffè, manifatture e simili, ed offrendo cosi ai conlrabbandirri un grandissimo lucro. Inoltre si vendettero sigarj, con ribasso notabile, a tulli quelli che