34 svanire ogni gretto sentimento di civile discordia ; discordia che, per quanto mi sembra, a Venezia, come avvenirebbe in altri luoghi, aumenta ognora in proporzione del numero d’oziosi che passeggiano le vie, le piazze, e che frequentano le botteghe da caffè. All’erta Cittadini, all’erta da questi politici di piazza, le eterne dispute dei quali non tendono che al vostro sovvertimento. Il vero Italiano sacrifica oggi qualunque opinione sull’aitare della patria, torcendo spaventato lo sguardo dalle carneficine di Parigi. Il vero Italiano pensa alla valorosa Lombardia, la quale co’ primi di Luglio aveva posto in armi 100 mille combattenti. Imitatela, o Veneziani, e giacché fortunatamente stanno per giungere a presidiare la vostra città, olire a due mille Pie-montesi, ebbene unitevi in altrettanti coraggiosi Cittadini, domandate al bravo Cavedalis armi che vi servano all’uopo, e capi i quali vi possano ben dirigere e sortite, sortile dalle vostre lagune alla volta dell’esercito liberatore, ove troverete di che bastantemente menare le mani. Io anelo di essere con voi. Viva il Re Carlo Alberto! Viva il Regno costituzionale dell’alta Italia! Viva il Cittadino che prenderà il fucile per volare a formar parte dell’esercito liberatore. DE MADICE. \ 3 Luglio. COMANDO IN CAPO DELLE TRUPPE Ordine del Giorno. Il colonnello Bellnszi, comandante il forte diMarghera, accortosi il dì 9 che gli'Austriaci ingrossavano i loro avamposti ed accingevansi a costruire una batteria a poca distanza dalla lunetta N. 12, dispose che 200 Napolitani parte di linea , parte volontarii, 200 volontarii pontifìcii , ed ottanta Svizzeri sotto il comando del colonnello Pianciani, avente per suo capo di Stato maggiore il capitano Pasclietta , si opponessero a que’ lavori. Eseguito quest’ ordine dalle truppe con prontezza ed alacrità , fu veduta la bandiera italiana sventolare tra le opere che momenti prima si preparavano dal nemico. Molto fu P impeto degli assalitori, i Napolitani , con parecchi Pontifìcii mescolati fra loro , essendosi avanzati con la ba-jonella in canna, ed i rimanenti Pontifìcii e gli Svizzeri avendoli efficacemente secondati con un vivo fuoco di fucileria. Il nemicò tentò di avviluppare un drappello de’ nostri con la sua cavalleria, ma una granata uscita da un obice del forte ( dove continuamente si traeva contro gli Austriaci) scoppiò su di quella, cosicché, riportati gravissimi danni, si diede a precipitosa fuga. Risultamento del fatto d’ armi fu lo snidare il nemico da tre case che aveva occupate con intendimento di stabilirvi opere offensive. Respinto eh’ esso fu verso il bosco di Mestre, essendosi raggiunto lo scopo della sortita, il comandante ordinò la ritirala, e stentò