4 81 tratto il debile li lo della prammatica sanzione, che solo la congiungeva all’ impero. Brevemente, gl’ Italiani, oppressi dal governo austriaco, speravano tutto fuorché P abolizione del sistema metternichiano: credevano alla possibilità di rivolgimenti in Boemia, di una nuova insurrezione in Gallizia ; avrebbero creduto possibile una rivoluzione per tutto, persino a Pietroburgo; — a Vienna credevano affatto impossibile qualsiasi moto, inteso ad abbattere il governo assoluto, ossia a sostituire al regno della forza quello della ragione. Non che gF Italiani reputassero i Tedeschi di Vienna meno civili e intelligenti de’ loro fratelli di Berlino, di Monaco, di Baden, o, diciamol pure, li riputassero più selvaggi, e tolleranti di servitù, che il Moscovita e il Cosacco; ma siccome, per indeclinabile necessità di ragione, abolire il governo assoluto, era lo stesso che disfare l’impero, volere una Costituzione per l’impero significava nò più nè meno che rompere la ferrea catena, onde le varie parti n’eran congiunte^ così (prescindendo anche dalle difficoltà materiali, che parevano dover renderne inefficace il tentativo) dubitavano gF Italiani che agli Austriaci fosse mai per bastare 1’ animo di distruggere colle stesse lor mani, per la libertà non tanto di sé medesimi, quanto degli altri popoli a loro di viva forza aggregati, F artificiale potenza della quale erano essi usi a cogliere i più pingui e men sudali profilli. E però, allorquando giunse agl’italiani la insperala novella della rivoluzione viennese, mentre loro pendeva fulminante sul capo la spada del giudizio statario^ e vi seguì la voce di Costituzione, domandata e concessa; fu da principio in tutti un sentimento di diffidenza, di dubbio. Poi rinfrancati gli animi dalla certezza dell’evento, pensarono con sicura convinzione che l’Italia era oggimai fatta libera e indipendente, ed alzarono unanimi il grido: Viva V Italia! Ed invero, supposto, come pareva doversi suppore, che gli autori della rivoluzione volessero, non solo il nome, ma la cosa, volessero cioè sinceramente la Costituzione con tutte le franchigie, garantie e prerogative, che ne sono essenzialmente indivisibili, la prima conseguenza ei a, che tosto o tardi avessero a restar separate dal nucleo dell’impero le parti, che, pel solo vincolo della forza materiale congiunte, non potevano, per mancanza di omogeneità, rimanervi con alcun vincolo civile aggregate. Diffatti, o la Costituzione promulgata a Vienna per tutto l’impero doveva stringere in uno solo stalo i diversi popoli signoreggiatili della casa d’Austria, e quindi un solo Parlamento, un solo governo: oppure taute esser dovevano le Costituzioni, tanti i parlamenti e i governi, quante k nazioni diverse. Nel primo casOj sarebbe stato fino dalla prima occasione impossibile ogni governo, e quindi sarebbe succeduta immediata-•neiile, non pure Ja separazione, ma 1’ anarchia — perchè* supposta la congregazione a Vienna di deputali rappresentanti cinque o sei nazioni differenti di lingua, di civiltà, di clima, di costumi, di tradizioni, di tendenze, e supposto che in qualche modo i membri dì cotesto parlamento, |r°Ppo somigliante alla mistica torre di Babele, giungessero a poter fra ro intendersi, ognun vede che ciascuna legge, presentata dal governo deliberazione della Dieta, sarebbe stata a gran maggioranza di voti ^spinta, perchè, dovendo le leggi riuscire accomodale alle particolari