411 darci fillomi . , . Come l’aquila austriaca si sia di nuovo annidata sui piulii lombardi, sorvoli di nuovo pei colli dell’Fugane«, e col duplice rostro divori i morti ed i vivi! Coinè dagli stranieri, banditori di sostenere eolie armi i diritti di legittime nazionalità, banditori di libertà dei popoli, propugnatori esagerati della emancipazione della schiavitù nei paesi degli schiavi, si pretende disgiungere i {rateili dai {rateili, rimanerne con predate spoglie il traditore ed il tradimento, e condannare esseri liberi, perchè hanno colle loro armi riconquistata l’usurpata libertà, e cacciato l’usurpatore; si pretende questi esseri liberi larli ricadere nella schiavitù; esseri infine che sempre vigili colia miccia accesa conserveranno libertà, indipendenza sino all’ultimo respiro! Sì, si suoni la tromba per tutta Europa, ed oltre, che Venezia rientrala nel diritti) e nell’uso della sua sovranità tutta in sè racchiude pura la nazionalità ed indipendenza italiana: che sola, oggi superba di tanto destino sfida imperterrita l’oste barbarica, e che ha giurato vincere o morire: suoni la tromba che in essa è il popolo che governa, se il dittatorato eletto dal popolo, è incarnazione del popolo stesso, e che il popolo non mai cederà all’Austriaco come fecero governi umanitarii, o fuggiaschi, ma ripeterà le stragi delle barricate di Milano nel marzo, e l’eroismo dei fratelli della Bologna di agosto: suoni la tromba che Venezia libera, sola nella lotta alla quale erano accorsi tante migliaia e migliaia di uomini, domandò l’intervento armato di Francia come di sorella a sorella, mentre avrebbe potuto imporre alla Francia di discendere armata se la Francia e la Venezia dei 1848 sono la stessa Francia e la stessa Venezia del 1797: e se nel correre di tanti lustri rivoluzioni fatali le disgiunsero, oggi gloriose rivoluzioni le ricongiungono, e col loro ricongiungersi le promesse, i patti, la fede del 97 sono infrangibili. Onta alla Francia democratica se ricusa le armi! Non le ha rimproverato Venezia il mercimonio del -1815, non le imputò a colpa i tanti anni di vita stentata in obbrobriosa schiavitù ! non gl’inganni del 21, del 50? Nel 1815 come nel 2i, nel 50 la colpa fu dei re, dei gabinetti, non del popolo francese, di quella nazione repubblicana che con tanta franchezza confessò i suoi torli » com-» me a un autre temps qu’elle deplore, mais dont nous avons eu le cou-» rage, et la gioire de nous repentir, « e che ripetè la promessa » la » France d’aujourd’hui vous tend la main pour vous enchainer à la li-» berte « (Lamartine). Venezia domandando alla Francia l’intervento armato ha obbedito a tutte leggi del diritto, del dovere, della cristiana carità: ma se tutto fosse vano, se Francia non accorresse, se Austria tentasse riconquistarla (chè dalle potenze mai potrà ottenerla, perchè le potenze non possono dare quello che non possedono, libero ciò eh’è indipendente) guai per Austria, guai per Europa! Suoni la tromba che i re d’Italia abnegando la causa dei popoli si sono intanati, e che i popoli si sono dichiarati. Le proteste di tutti i circoli d’Italia sono voci di popolo, voci di Dio, di quel Dio che a mezzo del suo Pontefice ha predicato pace col diritto nei popoli alla indipendenza, alla nazionalità. Pio IX sosterrà le parole che ha pronunciate sulla cattedra di S. Pietro, pace, nazionalità, e così Pio IX benedirà a quella convulsione terribile che invaderà Italia tutta.