— 43 — — die a differenza del romano e sull’esempio delle antiche costituzioni fenicie fu sempre ligio al principio di non porre mai la conquista militare a base alle sue annesioni ed assimilazioni — furono la traccia del nuovo governo. La Yeneta Repubblica teneva infatti largamente conto dei costumi e delle tendenze locali delle terre sulle quali si distendeva, fidando sull’assimilazione lenta ma sicura delle sue genti e non mai sulla lotta, che poteva bensì sterminare il popolo assoggettato ma non ridurlo, ed, in ogni modo, sempre con danno ingiustificato delle proprie forze. In concreto, tutte queste tradizioni di giure pubblico interno ed esterno e di pubblica economia tramandate da Venezia, furono il fondamento e 1’ eredità della nuova amministrazione austriaca in Dalmazia. * * * In questi propositi di lenta trasformazione ed assimilazione, l’impero Austriaco doveva trovare dei favori non comuni nelle condizioni politiche del tempo. La stanchezza invalsa tra le genti e tra i governi al termine delle lunghe guerre di Francia ed alla caduta dello Impero di Napoleone; il fermento dei buoni germi lasciati dalla Repubblica Veneta tra le popolazioni della cimosa dalmata, la diversione della potenza musulmana verso le regioni orientali dei Balcani nelle guerre contro la Russia, in Valacchia ed in Bessarabia, cagione delle tendenze moscovite sulle tracce dell’imperatrice Caterina allo sviluppo dei traffici nel Mar Nero; l’agitarsi della Grecia; l'accordo tra Russia ed Austria circa le cose balcaniche che appunto a quest’epoca ed infine l’atonia ecomica e l’attitudine sonnacchiosa e letargica dei popoli dell’altrariva del Mare A-driatico frantumati sotto domini poco curanti del benessere collettivo e dell’ incremento marittimo. La città di Trieste, come più vicina al centro d’attrazione dei traffici e dei commerci della Confederazione Austriaca, si educò e si temprò subito nel compito di raccogliere i frutti dell’eredità veneta.