68 IL FOLKLORE E IL D’ANNUNZIO lontananze del mare), qualche superstizione su streghe e maghi, qualche pregiudizio e nulla più. In breve : una specie di preparazione alle Novelle della Pescara, un piccolo archivio per le opere future. Il cammino del Poeta attraverso il mondo del pregiudizio riprende vigorosamente col Trionfo della morte (1894), prosegue con la Figlia di Jorio (1904), arrivando alle conseguenze estreme, e fa un’ ultima sosta con La fiaccola sotto il moggio (1905). Non voglio dire, con questo, che il D’Annunzio, prima e poi, non riattinga alla inesausta sorgente popolare, ché anzi egli vi beve a larghi sorsi, continuamente. Spirito quant’altro mai proteiforme, penetrante in tutte le consuetudini di vita, aristocratiche, nobiliari, popolari e volgari, esperto d’ogni costume, egli si vale delle sue sterminate conoscenze secondo che P occasione consiglia. Le reminiscenze della giovinezza e del paese nativo rispuntano fresche e frementi ad ogni volger di pagina. Ho voluto dire soltanto, che in quelle opere, meglio che in alcun’ altra, si rivela la cura amorosa che il Poeta ha usata nel dare ad esse una speciale fisonomia, cioè uno sfondo, un colore, una scena animata da spirito prettamente popolare e locale. Non molto diversa-mente si comportavano il Verga, il Capuana, la Deledda e altri ancora.