IL FOLKLORE E IL D* ANNUNZIO 73 Della tradizione viva oggi come ieri, i raccoglitori hanno segnalate briciole minutissime, laddove il Poeta ha udita la voce alta e perenne, ha inteso lo spirito mistico e sempiterno. La vera grande fonte è lì più che nei libri : la rimpicciolirebbe chi la restringesse a citazioni minime e pedantesche dei libri, che pur sono pregevoli e preziosi, del De Nino, del Fina-more, del Pansa e di qualche altro, che lo stesso Poeta rammenta. Né v’ha timore di equivocare: la tradizione popolare, complessa e fino lutulenta, non si lascia scambiare con invenzioni di poeta per quanto originale esso sia: chi abbia consuetudine col popolo vero distingue l’invenzione dalla riproduzione un miglio di lontano. Ora mettiamoci, finalmente, sulle orme del Poeta, rivivendo con lui le quattro opere che più ci attraggono per la necessaria dimostrazione: Le novelle della Pescara, Il trionfo della morte, La Figlia di Iorio e la Fiaccola sotto il moggio. Vedremo agevolmente come esse, meglio che dalla tradizione letteraria (dalla quale nessuno riesce a svincolarsi del tutto) rampollino da quella popolare, meglio che dalla sapienza dei dotti derivino dalla sapienza (ché sapienza è anche questa) del popolo. Ne riporteremo una impressione più viva, un’ immagine certamente più vera e reale. Ci sentiremo, così, più vicini allo spirito che accendeva l’estro