148 IL FOLKLORE E IL d’ANNUNZIO La madia, d’argomento abruzzese; e non mancano accenni qua e là. Né meno abruzzese, la storia della matrigna, con tutte le sue infamie e le sue iniquità. Non parliamo poi della topografia, o paesaggio che dir si voglia, di necessità abruzzese : il palazzo dei Sangro, a cavaliere di Anversa, con in fondo il Sagittario e, in lontananza, la Maiella, Luco, Trasacco e Celano, il Liri e Cappadocia. Ma inezie e quisquiglie sono queste, in confronto della maschia, complessa, quasi ieratica e misteriosa figura del serparo, che intreccia il dramma e lo scioglie, che ha raccolta in sé la virtù dei suoi padri, e l’adopera con un senso religioso, che serba un’ impronta patriarcale e tremenda, che benedice e maledice, e pare abbia in pugno una potenza divinatrice, oscura e terribile. Il serparo, che porta i sacchetti di pelle caprina alle spalle e alla cintola, e il flauto di stinco per l’incanto, marchiato ai polsi “ dal ferro della mula di Foligno tatuato, ché il tatuaggio preserva dai morsi e dal veleno dei serpenti, il “ ciurmadore di vipere „ Edia Fura, padre di Angizia Fura, la femmina di Luco, la serva, mediante l’assassinio brutale e nefando divenuta padrona, sembra, e forse è, il protagonista del dramma. Certo risalta su tutte le dramatis personae, stupendamente, per un suo atteggiamento singolare: incantatore, padre di-sconosciuto e profeta di sciagure.