IL FOLKLORE E IL D’ANNUNZIO 137 nedire il pane, ma il rito tronco, anche questa volta, a metà, ma il pane profanato accrescono la tragicità dei presagi. S’aggiungono : Mila che fa sacrilegio e sconsacra il focolare, e versa il vino “ su la pietra inviolabile „ ; le donne che gridano contro il mal’ occhio fatto da Mila ; il terrore delle sciagure che incombono. Il cumulo di tutti questi e altri pregiudizi crea la disposizione tragica, il presentimento di sciagure imminenti. E pare che subito dopo il tristo presagio cominci ad adiempiersi : al gesto violento di Aligi contro Mila, in violazione della legge del focolare, l’angelo custode di lui rompe in pianto, e lagrima, guardandolo fiso; Aligi con un tizzo acceso punisce la destra colpevole di inconsulta violenza ; indi a poco si presenta barcollante Lazzaro di Roio " col capo bendato, sostenuto alle ascelle da due uomini vestiti di lino e s’inginocchia quasi a chiedere perdono. La tragedia è in cammino: l’atto si chiude in una costernazione singolare. Nella scena terza dell’atto secondo Aligi nel separarsi da Mila, per ben tre volte le dice: “ Metti l’olio nella làmpana, che non si spenga „. Mila, profondamente turbata, scorda nella preghiera il ripetuto comandamento, poi si leva impetuosa per trovar l’olio da rifornire la lampada, recitando avemarie. Ma l’otre, vuoto, spremuto, non dà una sola goccia; la donna velata, allora allora soprag-