122 LINO LAZZARINI fra le 57 epistole stampate fra le opere del Petrarca a Venezia nel 1501 e ripubblicate nelle altre edizioni. Era certo del cenacolo del Benintendi e amico del de Bernardo, col quale corrispondeva dalla nuova sede. E del silenzio di Paolo si lagnava, e lo accusava di trascurare gli amici per la buona fortuna; ahimè, rispondeva il Nostro probabilmente da Treviso nel ’74 (Ep. 20), non farti gioco di un amico ! — perchè, nonostante l’alta carica e la deferenza che a lui mostrava, rimaneva la vecchia amicizia. Che si estendeva al fratello Giangirolamo e ad un altro fratello « futurum compatrem meum », Franceschino, che nell’agosto ’66 era nominato ufficiale soprastante al Lido di Pellestrina '). Spesso doveva recarsi a Venezia il vescovo Piero : lo troviamo nel ’76 consacrare col vescovo di Castello la Cappella dei mercanti lucchesi a S. Maria dei Servi, dove Nicola Semitecolo aveva dipinta la storia del Santo Volto. Tuttavia nè l’abito nè le composizioni patriottiche o religiose (delle quali altre gliene vengono attribuite), lo trattennero dal farsi portare di nascosto dentro una cassa in un monastero, e poi « volendo paliare culpam suam », dall’andare a Roma e sparlare presso il Papa del Patriarca di Grado. Su domanda di questo, il Senato nel maggio dell’82 deliberava di informare della cosa il Papa e i Cardinali, « supplicando quod dicto episcopo, qui est infamis, non adhibeatur fides ». Episodio caratteristico delle condizioni di questi tempi e delle contraddizioni che il valore economico-e sociale delle gerarchie ecclesiastiche portava in seno alla Chiesa stessa. L’affare del cofano dovette mettere in pericolo il posto di Pietro Natali, onde il viaggio a Roma ; lo troviamo però dopo ancora vescovo di lesolo, fino al 1400: nel 1406 veniva eletto il successore. Bella tempra di nobile veneziano è il fratello, Giangirolamo, con cui più spesso corrispondeva il de Bernardo : « Uomo rarissimo.... col quale più famigliarmente e più convenientemente potevo discorrere di tutto, e tu ciononostante ne avresti avuto notizia », scriveva a Piero (Ep. 20). Abbiamo già veduto quale diversa mentalità avessero Giovanni e Paolo. Il Natali era un dilettante, diremo così, di belle lettere, ma appassionato : lo dice lui stesso in principio della lettera a Paolo (Ep. 18): « l’avidissimo impeto di dire io non so o non posso frenare; anzi, quanto più strada ho fatto, tanta più me ne resta da fare». E per questo amava Paolo, *) A. S. V. Segretario alle voci del Senato. Reg. II, c. 14 v.