PAOLO DE BERNARDO E I PRIMORDI DELL’UMANESIMO IN VENEZIA 123 e sprezzava quei suoi concittadini, ci dice con frase espressiva, « nati a nient’altra cosa degna, che riempire nel dì dell’Ascensione del Signore la Basilica del beato Marco e a decorare la festa delle Marie per la quantità della folla ». E di questa sua abilità nello scrivere si meravigliava e si rallegrava il de Bernardo : « Benché altre volte spesso io abbia apprezzata la tua attività, che per ogni cosa onesta e virtuosa parimenti ha molta efficacia, soprammodo ora io mi meraviglio, onde tanta a te forza d’ingegno, parole composte con tanta bellezza, quale Iddio ti abbia dato quest’eloquenza, a te che fai un così diverso mestiere; chi infine abbia dato que-st'ocium a un uomo d’affari..., poiché ogni giorno apparecchi il banco del denaro, batti bilance e pesi.... (dal 1372 al ’75 lo troviamo officiale alla Rason) 1). Sono tratto a dire, che un’animo ben fatto è onnipotente.. . Hai moglie, hai figli, hai infine dei servi.... hai oltracciò una quotidiana officina, per dir così :... attendi tuttavia alla filosofia, attendi alla virtù ed alle opere liberali... ». Della sua passione per le lettere, la cultura, la filosofia antica la testimonianza lo stile stesso della lettera, caldo nella verbosità pur imperita, meno vigilato e coltivato di quello del de Bernardo, ma più rapido e pronto, vivo nel lessico più barbaro e negli ingenui adornamenti retorici, frequente di immagini e di sentenze di storici, poeti e filosofi, con lunghi elenchi di nomi di antichi scrittori e di eroi Romani. Perchè una passione più forte animava il suo concetto delle lettere : egli depreca sì come Paolo di veder chiuse le scuole di filosofia, ed è felice di poter ripetere con Ovidio che gli uomini di legge « meretricularum more prostituuntur ad lupa-nar », ma le opere dei poeti, degli storici, dei moralisti, le scuole e le biblioteche non devono servire che a tramandare i fatti illustri e le gesta degli eroi, non devono esser fine a se stesse, come, se non pensava, certo sentiva il de Bernardo. Siamo di fronte a un nobile di Venezia, pieno di quello spirito che faceva porre sopra l’individuo la gloria e la potenza della città. E un bellissimo rappresentante di quella parte dei nobili industriosa e attiva, amante della cultura, ma sopratutto della patria, quella classe che darà dei magnifici dominanti, come dava degli ammiragli e degli esploratori, degli ambasciatori e dei rettori Tutte le opere dell’antichità mostrano al Natali il loro ufficio morale. *) 1 libri commemoriali ecc., Ili, pagg. 104, 115, 116, 117, 118, 119, 129.