— 51 —- Nè ci deve arrecar meraviglia che ci sieno stati nella stessa chiesa due arcidiaconi in una volta; allora erano possibili irregolarità anche maggiori, e noi possiamo ammettere che Eufrasio abbia conferito al figlio soltanto il titolo di arcidiacono e non anche 1’ ufficio ; una specie di designazione alla carica futura. In ogni modo è più verisimile che Eufrasio abbia avuto piuttosto per un figlio1) che per un nipote tanto attaccamento da farlo in simil guisa partecipe della sua gloria. La carica di arcidiacono giustificava poi 1’ onore del ritratto. Se questa nostra supposizione è vera, se Eufrasio assicurò ai S'aggiunga che per l’ordinazione al presbiterato si esigeva sempre l’aetas legitima. Veggansi su questo punto anche Mons. Gasparo Negri «Della chiesa di I’arenzo » Atti e memorie 1892 pag. 211 e Mons. Giov. Pesante Fol. dioc. Par. Poi. 1879 pag. 127 e 176. ') Il celibato del clero fu votato già per tempo dai concili, principiando da quello di Nicea (a. 325) che lo statuì per gli ordini maggiori. Non essendosi però potuto impedire con questi deliberati i matrimoni dei sacerdoti, il primo concilio lateranese del 1123 dichiarò nulli i matrimoni dei clerici maiores. Nel VI secolo il matrimonio non costituiva un impedimento all’ordinazione, ma — nella chiesa occidentale — si esigeva un voto di castità (c. 10 D. XXXI Leone I anno 446 : « Lex continentiae eadein est altaris ministris, quum episcopis atque presbyteris ; qui cum essent laici sive lectores, licite et uxores ducere et filios procreare potue-runt, sed cum ad praedictos pervenerunt gradus, coepit eis non licere quod licuit» ; veggasi anche c. 33 Conc. Eliberit. dell’anno 305: Placuit in totum prohibere episcopis, presbyteris et diaconibus vel omnibus cle-ricis positis in ministerio abstinere se a coniugibus suis et non generare filios ; quicumque vero fecerit, ab honore elericatus exterminetur). Per la chiesa orientale la legislazione di Giustiniano dichiarava nulli i matrimoni dei chierici contratti dopo l’ordinazione; non escludeva uomini sposati dall’ordinazione, ma esigeva che all’episcopato venisse promosso solo chi non avesse moglie e figli, (c. 42 § 1 C. de episc. et cler. I 3 Nov. CXXIII cap. 1 anno 536). Eufrasio quindi poteva aver preso moglie prima dell’ordinazione ad un ordine maggiore. Del resto la sua tenacia nello scisma dei 3 capitoli ci denota come forse nel secolo VI la provincia nostra abbia creduto di poter fare scuola a sé in questioni religiose ; palleggiata tra le influenze orientali e le occidentali e governata per mezzo secolo dal governo scismatico degli ariani ostrogoti, è spiegabile se troviamo nei presuli istriani di questo tempo delle velleità d’indipendenza e se nella loro vita non vediamo applicate tutte le norme della chiesa di Roma.