— 110 — 16. Dopo il 1000 fino al 1306, anno in cui morì il vescovo Bonifacio, entra in azione un nuovo periodo di storia religiosa di Parenzo, periodo, in cui la cultura ecclesiastica si evolve, mentre si delinea la lotta terribile fra Vescovo e Comune, rappresentando il primo l’autorità feudale, il secondo la libertà municipale. Non seguirò tutti i passi della lotta, perchè ciò mi porterebbe a invadere il campo della storia civile ; tuttavia ne darò le linee generali per quel che giustamente ne reclama la storia ecclesiastica. Sembra che i Parenzani avessero ben poca paura della fine del mondo profetizzata scioccamente per 1' anno 1000, secondo il detto sciocchissimo „nulle non più mille“, perchè appunto nel maggio del 1000 uno spettacolo grandioso d’armi e galere si presentava nel loro porto. 11 doge di Venezia Pietro Orseolo II, colui che si dirigeva a trionfare sui Croati e Na-rentani in Dalmazia, con le sue forti e mirabili galere s’era fermato dinanzi al porto di Parenzo; pregato dal vescovo era sceso a terra e circondato da’ suoi soldati s’ era maestosamente portato nella basilica, ad assistere alle funzioni sacre e a venerare la tomba di s. Mauro. Il solo vescovo Andrea l’ossequia, il che fa credere essere lui il solo padrone di Parenzo. Ad ogni modo è con Andrea che i vescovi di Parenzo si dimostrano veri conti ecclesiastici e la fanno da padroni di Parenzo, essi tutelatori di tutto il territorio parentino, riscuotitori di ampie decime, giudici civili e criminali di tutti gli abitanti di Parenzo e della contea. Con Sigimbaldo i vescovi parentini si vedono avere a propria disposizione gli arimanni, cioè i liberi cui era affidata la difesa di singoli castelli e di singole possessioni. Indi i vescovi parentini hanno un proprio avvocato e un proprio visconte. Più tardi ancora incominciano ad infeudare a potenti e a badie i propri terreni. Infine ottengono il diritto di riscuotere decime dagli stessi monasteri benedettini immuni, che per sottrarsi a siffatte gravezze avevano ingaggiato con la chiesa parentina una lotta a tutt’oltranza. Ma rinvestire feudi, se appagava l’ambizione dei vescovi di Parenzo, come conti secolari che per tal guisa si circondavano d’ uno stuolo potente di vassalli, era però un